L’ultimo viaggio verso il Duomo
di Rossella Liguori
Il feretro di Gaetano Russo, dopo aver attraversato le strade solcate di pioggia, è arrivato al centro della navata del Duomo di Episcopio. Filomena Belmonte, la moglie, si è avvicinata con passi incerti, con tutta la fatica di stare in piedi e sostenersi. Ha trascinato i piedi, sicura però sul dove approdare: in ginocchio davanti alla bara. È rimasta lì ad osservare ed accarezzare il legno chiaro e lucido che ora custodisce suo marito. Il suo è un dolore struggente e muto, senza voce, non riesce a tirare fuori le parole. Non parla più, scrive su dei fogli, da quella terribile notte, tra il 2 e 3 febbraio, quando il marito è stato massacrato a coltellate davanti ai suoi occhi e quelli di sua figlia.
Il gesto eroico di un padre
Le ha messe in salvo dinanzi all’impeto omicida di Andrea Sirica, 34 anni. Protette fino all’estremo sacrificio, quando il killer ha fatto irruzione nel suo negozio di alimentari inveendo contro la figlia Cristina, 19 anni, e poi armando la sua mano con un coltello preso dal bancone salumeria. Oltre 10 coltellate, con una violenza brutale. Un assalto cieco e spietato che non ha lasciato scampo. Ieri a Sarno l’ultimo saluto al panettiere buono, generoso, una mano tesa verso tutti, vittima di colui che ha visto crescere, che aiutava con un pasto caldo. Accanto al feretro il figlio Raimondo, da pochi giorni diventato papà, aveva fatto di Gaetano un nonno per la prima volta; la figlia Maria Angela che lo chiamava “il mio orso buono” ed appena un anno fa, con lui mano nella mano, in abito bianco, ha camminato verso l’altare.
Una comunità unita nel dolore
Centinaia di persone a rendere omaggio con addosso una maglietta bianca ed il volto del 61enne. Chiedono giustizia, che sia giusta, concreta, rapida. Una pena esemplare verso colui che con quelle coltellate ha dilaniato, pezzo dopo pezzo, la serenità di una famiglia, i sogni di tre ragazzi, l’amore di una bimba che aveva conosciuto il nonno da appena 15 giorni, una donna, Filomena, che non ha la forza di parlare. Don Antonio Calabrese nel corso dell’omelia ha avuto parole di sostegno guardando alla luce di Dio. «Come Gaetano accoglieva tutti aprendo la sua porta ed il suo cuore, così il Signore ha già accolto lui. La sua morte avvenuta in maniera così violenta non ci faccia dimenticare l’amore, l’altruismo di cui lui si nutriva».
Le parole della figlia Cristina
Cristina ha negli occhi ancora quella notte di sangue ed orrore, ma ha trovato la forza di mettere insieme parole cariche di amore, orgoglio, fierezza insieme alla disperazione di un addio infinito. «Un uomo come lui non si seppellisce, si ricorda e si difende. Mio padre non mi vedrà mai diventare ciò che sognava per me, non potrà nemmeno vedermi diventare grande. Non avrò più nessuno ad esultare per me, né a sostenermi nelle sconfitte come lui sapeva fare. In momenti come questo mi sarei stretta tra le sue braccia per sentirmi meglio, oggi quelle braccia non esistono più. Non vedrà più nulla di noi. Abbiamo perso un padre, un marito straordinario, una di quelle persone che per sua figlia e sua moglie ha dato la vita davvero. L’ho visto morire con i miei occhi, soffrire tra le mie braccia, guardando negli occhi il suo assassino. Mi è stato lasciato il ricordo più crudele. Lui era una roccia, e pensare che non sia stato il vento, non sia stato il gelo a buttarlo a terra, ma è stato un mostro, mi strappa il cuore dal petto. Finché anche solo uno di noi continuerà a vivere come lui ci ha insegnato, non sarà mai davvero morto. La giustizia deve fare il suo corso e noi non ci daremo pace fino a quando questo non accadrà. Lui ci ha insegnato come vivere ed ora pretendiamo che chi gli ha tolto la vita impari che ogni azione ha un nome, un peso ed una conseguenza. È una promessa che faccio davanti a mio padre e dinanzi a Dio: chi ti ha fatto del male risponderà delle sue azioni. Restare in piedi dopo aver visto morire un padre non è forza, e necessità, è il coraggio di chi non ha scelto di essere forte ma non hai il diritto di crollare. Perché deve urlare giustizia. Ti ho amato papà e spero che tu ogni giorno lo abbia visto, essere tua figlia mi rende orgogliosa».




