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Sarno, la medicina incontra l’umanità. Di Fenza: “Nel nome di mia madre”

Servizio di Endoscopia Digestiva dell’Ospedale Villa Malta di Sarno

Sarno, medicina e umanità a Villa Malta

Ci sono luoghi in cui la medicina non si limita a curare una malattia. Sono luoghi in cui, tra un referto e un esame, si ha la forza, l’umanità  e l’empatia di prendere per mano una paura.

Luoghi in cui, ogni giorno, si cerca di alleviare il senso di incertezza e la solitudine che spesso accompagnano chi affronta un problema di salute.

Uno di questi è senza dubbio il Servizio di Endoscopia Digestiva dell’Ospedale Villa Malta di Sarno, una realtà che negli anni ha saputo conquistare la fiducia di migliaia di cittadini grazie a un approccio che unisce competenza professionale e profonda attenzione alla persona. Qui i pazienti sanno che troveranno competenza, sì, ma  anche uno sguardo, una parola, un “non sei solo”. Non solo diagnosi e terapia, ma presenza.

Le testimonianze che arrivano dai pazienti, dai familiari e dalle associazioni del territorio raccontano spesso la stessa storia: quella di un reparto dove l’ascolto non è un gesto occasionale, ma parte integrante della cura.

Una realtà guidata dal dottor Sergio Di Fenza, responsabile del servizio, che insieme alla sua équipe ha costruito nel tempo un modello fondato sulla disponibilità e sulla vicinanza ai bisogni delle persone.

«Quando una persona arriva da noi — racconta — non porta soltanto dei sintomi. Porta con sé dubbi, paure, domande e spesso il timore di ricevere una diagnosi importante. È nostro dovere prenderci cura anche di questo».

Parole che spiegano bene lo spirito con cui il reparto affronta quotidianamente il proprio lavoro. Perché dietro ogni richiesta di visita, dietro ogni esame endoscopico, c’è una storia umana.

C’è chi teme una malattia grave. C’è chi aspetta una risposta da mesi. C’è chi arriva accompagnato dai propri familiari con il peso dell’incertezza negli occhi. Ed è proprio in questi momenti che la medicina mostra il suo volto più autentico.

Un volto fatto di tempo dedicato all’ascolto, di spiegazioni pazienti, di disponibilità e di attenzione. Valori che, nel caso del dottor Di Fenza, affondano le radici anche in una storia personale molto profonda e commovente. 

Il ricordo della madre Giustina

Una storia che porta il nome di Giustina, sua madre. Un nome che richiama immediatamente il concetto di giustizia, ma che per lui rappresenta soprattutto un insegnamento di vita. Quello di non restare mai indifferenti davanti alla sofferenza degli altri. Di non voltarsi dall’altra parte quando qualcuno chiede aiuto. Di cercare sempre una soluzione quando possibile e, quando non lo è, di offrire almeno una parola, una spiegazione, una presenza.

«La cosa più importante che ho imparato — racconta — è che nessuno dovrebbe sentirsi solo quando affronta la paura della malattia». Forse è proprio questo il motivo per cui tante persone identificano il reparto non soltanto come un luogo di diagnosi e cura, ma come un punto di riferimento umano.

Un luogo in cui la professionalità non esclude l’empatia. Anzi, la completa. In un tempo in cui la sanità è spesso costretta a confrontarsi con difficoltà organizzative, carenza di risorse e richieste sempre crescenti, esistono ancora esperienze che dimostrano come la qualità dell’assistenza non dipenda soltanto dalle tecnologie o dalle strutture.

Dipende soprattutto dalle persone. Dalla loro capacità di ascoltare. Dalla volontà di esserci. Dalla scelta quotidiana di mettere il paziente al centro.

Perché la cura non comincia con un endoscopio o con una diagnosi. Comincia nel momento in cui qualcuno trova il tempo di ascoltare una preoccupazione, di rassicurare una famiglia, di accompagnare una persona lungo il percorso della malattia.

 

È questa la lezione più preziosa che arriva dall’Endoscopia Digestiva di Sarno. Una lezione semplice, ma potente. Quella che ricorda a tutti noi che la medicina migliore non è soltanto quella che cura.È quella che non lascia mai solo chi soffre.

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