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Morte di un traditore. Fenomeni di brigantaggio a Sarno

Morte di un traditore (Tratto da Frammenti di Ottocento Sarnese di Gaetano Ferrentino)
 
Dopo la caduta dei Borboni, Sarno fu interessata da fenomeni di brigantaggio. Il più famoso fu tale Cioffi di Episcopio, affiliato all’ex generale borbonico Cozzolino, detto Pilone. In questo quadro, matura un fatto da cui viene la comune espressione “si nu lupariello”, sei un traditore. Antonio Iervolino era un manutengolo, per altro sodale di Cioffi, un fiancheggiatore dei briganti, che imperversavano su Sarno. Aveva rivelato alla Guardia Nazionale, un nascondiglio di alcuni giovani di Lavorate rapiti dai briganti ai fini di riscatto e custoditi n proprietà Laudisio di Episcopio. Iervolino rivelò il pagliaio che fu circondato dai militari, liberando i prigionieri. Lupariello aveva tradito e, nell’assalto al pagliaio, erano stati uccisi alcuni briganti. Cioffi che li guidava era vivo per miracolo. Il 20 gennaio 1862, esattamente due giorni dopo la fuga dal pagliaio, Iervolino venne chiamato a sé dal brigante Cioffi che stazionava nel vallone Fontanelle di Episcopio per una riunione organizzativa. Credendosi sicuro di non esser stato scoperto, egli vi si recò tranquillamente e qui, quando ormai era tardi, capì che gli era stata tesa una trappola. Iervolino subì un processo sommario per il tradimento e una successiva barbara esecuzione.
 
Inutilmente Lupariello provò ad affermare la sua innocenza, ma nessuno dei presenti, uomini e donne, gli cedettero e, anzi, gli promisero la stessa fine dei compagni uccisi dai Carabinieri, riempiendolo di bestemmie. Senza pietà, mentre implorava ancora vivo la pietà, gli fu prima tagliata la testa per zittirlo e, poi, il corpo fu fatto a pezzi. Ad occuparsi della vendetta fu personalmente Cioffi che portò con sé la testa, che non fu mai ritrovata. Una gamba, tagliata con un ronciglio, e la parte restante del corpo furono legati dagli altri della Comitiva ad altrettanti travi, riservandogli il trattamento che la Guardia Nazionale aveva avuto per briganti uccisi nel conflitto a fuoco. Secondo una leggenda popolare, per le montagne di Sarno si aggirerebbe ancora il fantasma di Lupariello che cerca la propria testa. Il giorno dopo le membra furono scoperte, durante una perlustrazione, dagli uomini della Guardia Nazionale nel vallone Fontanelle e il Comandante di Episcopio scrisse: “Abbiamo trovato sospesa ad una trave una gamba umana, ad un’altra trave legato il busto dell’ucciso Antonio Iervolino mancante della testa recisa, e della gamba trovata sospeso poco distante”. Fu il fatto più crudo dell’intera lotta al brigantaggio fatto di un macabro botta e risposta di esposizione di corpi umani tra le parti.
 
 
 
 
 

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