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Il fotografo: in un mare nero ho visto i colori della dolcezza

«In mezzo a un mare nero ho scorto i colori di una composta dolcezza: una bambina che osservava il fango». Stefano Gruppo è un fotogiornalista di Roma, quando arriva a Sarno ha 27 anni e alle spalle già tanti racconti fatti attraverso i suoi scatti. Eppure l’ immane tragedia consumatasi del 5 maggio lo segna. Stefano si lega a Sarno al punto che, un anno dopo la tragedia, ritorna per comprare le fedi del matrimonio. Quando sei arrivato a Sarno? «Fine maggio. Ho evitato di arrivare il giorno dopo, insieme a mille reporter a rompere solo le scatole a chi cercava di sopravvivere e a chi di salvare vite umane. Volevo raccontare il mio punto di vista al di fuori della cronaca nera, realizzando un racconto fotografico che rimanesse in vita per molto tempo». Che scenario ti sei trovato davanti? «Quello che alcuni colleghi trovarono a Beirut anni prima. Sembrava un posto bombardato, l’ acqua era riuscita a bucare palazzi di cemento armato, c’ erano pareti di edifici con voragini di 15 metri.

Ho cercato di immaginare quella notte, ma nessuno che non ci sia stato può capirlo. Il livello del fango ormai spalato via dalle gru dell’Esercito lasciava il segno anche al quinto piano dei palazzi. Nelle strade c’ erano segni di terrore lasciati dalle persone mentre scappavano con le loro mani infangate». Hai scattato immagini di vita e di morte, quali erano le tue sensazioni? «Andando dopo diversi giorni pensavo di non trovare più morte, e invece si tiravano ancora fuori corpi di persone ormai scomparse dal 5 maggio. Ho provato la sensazione che un fotogiornalista non dovrebbe mai avere: quella umana. Si dovrebbe rimanere freddi, fare fotografie, documentare, ma come facevo?». Cosa ricordi di quando hai visto quella bambina? «Era circondata di fango scuro eppure, di fronte al luogo dove prima c’ era la sua casa, rimaneva composta con le mani dietro la schiena. Ho pensato a scattare subito perché la tenerezza di quella bambina che cercava tra il fango avrebbe potuto scuotere l’ animo delle persone indifferenti a questa tragedia». Cosa provi nel rivedere quella foto? «Se devo essere cinico come un fotogiornalista penso alla fortuna che ho avuto nel trovarmi lì e scattare quella foto, ma spero solo che quella bimba abbia potuto superare il momento ricostruendo un futuro»

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