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Sarno, pazienti in barella nei corridoi per giorni

Emergenza all’ospedale di Sarno: un caso sospetto di tubercolosi

Paziente con sospetta tubercolosi in attesa in pronto soccorso da quasi 10 giorni. Carenza di personale e mancanza di posti letto per i ricoveri, così salta per l’ennesima volta la rete di emergenza del Martiri del Villa Malta. Pazienti in attesa del ricovero da oltre una settimana, file di barelle nei corridoi, ambulanze ferme che non possono recuperare le lettighe, malati sistemati sulle sedie a rotelle per intere notti. Tra i pazienti anche un sospetto caso di tubercolosi che sarebbe arrivato in pronto soccorso all’inizio di marzo. Monitoraggio e terapia vengono effettuati nella sala tra altri malati, anche oncologici, fermi sulle barelle.

Da giorni si cerca un posto letto nei reparti di malattie infettive in diversi presidi ospedalieri ma la risposta di disponibilità al ricovero continua ad essere negativa. È la situazione disperata dell’intera Asl di Salerno e gli ospedali cadono uno dietro l’altro sotto il peso di migliaia di accessi. Accade al presidio di Sarno che ancora una volta deve far fronte ad una condizione oltre il limite. Si corre ai ripari ripristinando un sistema che era stato da mesi messo nell’angolo. Tornano i turni in pronto soccorso coperti da medici dei reparti. Una soluzione tampone messa in campo già lo scorso anno e che aveva rallentato e in alcuni casi bloccato le divisioni che rimanevano in parte scoperte. Sarebbe arrivata una nota già ad alcuni reparti per avere la disponibilità a sostenere il pronto soccorso, ancora una volta col personale ridotto al lumicino.

Una decisione necessaria che, però, non risolve il problema della carenza di medici nell’emergenza urgenza. Intanto i corridoi, affollati di barelle e sedie a rotelle, restano pieni. La denuncia arriva di nuovo dai familiari dei pazienti. Stefano ha avuto la mamma in pronto soccorso pochi giorni fa e racconta un’odissea fatta di notti di attesa. «Mia madre è arrivata in pronto soccorso dopo un malore e forti dolori al torace – spiega – dopo i primi accertamenti, doveva essere monitorata e successivamente sottoposta ad altri esami. È rimasta due giorni ed una notte in sedia a rotelle. Nei corridoi, come lei, c’erano altri ammalati. Non c’erano posti nei reparti, nemmeno possibilità negli altri ospedali poter procedere ad un trasferimento, non c’erano letti né barelle. Io non sento di dare responsabilità al personale, perché ho visto medici ed infermieri lavorare senza sosta, operare nel migliore dei modi in condizioni davvero difficilissime. È anche vero, però, che chi di dovere deve prendere subito dei provvedimenti. Chi di competenza deve fare un sopralluogo, vedere da vicino la situazione e trovare soluzioni il prima possibile».

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