Sarno Notizie
Attualità

Emanuela: “Stavo per essere uccisa. Il mio racconto per aiutare altre donne”

La storia di Emanuela: 16 anni di vessazioni e torture psicologiche da parte del compagno, poi la denuncia. «Per me è iniziata una nuova vita».

Di Rossella Liguori 

«Io scalza, in piedi, libera e viva, dopo 16 anni di violenze in cui ho rischiato di essere ammazzata. Dico alle donne di denunciare, è l’unico modo per salvarsi la vita».
Emanuela Castaldo ha 46 anni e tra le dita tieni stretti i pezzi della sua vita. Sono piccoli frammenti alcuni soffici, altri appuntiti, altri ancora taglienti. Li ha raccolti con dolore e speranza, paura e coraggio, fragilità e forza. Ed oggi quei cocci non sono più sparpagliati nel caos e nel terrore. Sono “I pensieri di una donna scalza”, dove una pagina dopo l’altra racconta umiliazioni, ferite, delusioni e la paura di morire per mano dell’uomo che aveva accanto. Narra l’amore per i figli, la gioia di correre libera a piedi nudi. La sua libertà alla quale è aggrappata con le unghie. È come un testamento che vuole essere coraggio per altre donne.

Emanuela ha vissuto 16 anni di violenze, pressioni psicologiche, soprusi. Poi, ha urlato il suo “no” ad un uomo che l’aveva fatta sprofondare in un incubo. «Lui mi avrebbe ammazzata. – racconta – Non esistevo più, non pensavo più con la mia testa. Credevo di cambiarlo col mio amore. Ha cercato di uccidermi e lì ho capito che continuando non ne sarei uscita viva. Dovevo reagire per i miei figli, il loro futuro, la loro libertà. Sono andata via, con i miei tre bambini siamo scappati. Abbiamo percorso a piedi diversi chilometri. L’ho denunciato ed è iniziata una nuova vita». Il suo ex compagno è stato condannato a poco più di due anni. «Una condanna ingiusta». Emanuela ha tre figli che sono la ragione della sua rinascita. E lei oggi vuole essere quella ragione per altre donne, raccontando la sua storia, un rigo dopo l’altro. «Ho sentito l’esigenza di scrivere, è un viaggio di quelli incomprensibili. Sei in una gabbia e, poi, un giorno riesci ad uscirne e ti ritrovi miracolata perché sei viva e puoi raccontarlo. Sento il bisogno di condividerlo con chi è nella stessa situazione e dire: “Ti prego, leggi, alzati, chiedi aiuto e fai come me che la vita è qualcosa di straordinario».

La denuncia e la nuova vita 

 «Il percorso di denuncia è complesso, a volte deludente e per me la condanna non è stata giusta, troppo poco rispetto al dolore, al male immenso. Si portano lividi a tempo indeterminato. Processi troppo complessi a cui non corrisponde la certezza della pena. Sul tema credo che si debba lavorare tanto perché se la giustizia funziona, le donne non si scoraggiano. Ma dobbiamo essere forti. Io dico alle donne di denunciare sempre perché è l’unico modo per restare vive. Da vittima ero una donna diversa da oggi. Non avevo più obiettivi nè voglia di vivere, ma solo di sopravvivere.

Oggi, se mi guardo, mi sembra impossibile a volte di essere cosi di nuovo solare, libera, di vivere tutto senza quella sensazione stringe di paura. Mi hanno aiutato i miei figli sicuramente e la fortuna di essere inserita in un percorso di fuoriuscita dalla violenza dal primo giorno con Cooperativa Eva, Associazione Frida. Persone che ti sostengono in tutto il percorso indicando la strada verso la libertà. Devo dire anche che gli ultimi due anni sono stati fondamentali per ritrovare me stessa, amarmi e ritrovare cose che avevo completamente dimenticato», conclude.

© RIPRODUZIONE RISERVATA.

Articoli correlati

Covid in Campania: 5.062 positivi, 31 decessi e 42.979 tamponi

Redazione

Maxi evasione Tari. Scovate 1177 persone. Ferrentino: “La verifica continua”

Redazione

Esplode auto in centro: paura a Nocera Inferiore

Redazione

Record di nascite all’ospedale di Sarno, nuovi obiettivi per il 2024

Redazione

Seconda vittoria di fila per la Sarnese

Redazione

Croce Rossa: da Sarno il progetto “Doniamoci”

Redazione