Rapporti di un candidato non eletto con soggetti con precedenti penali, consiglieri con frequentazioni dubbie, dipendenti del Comune con precedenti di polizia, un terreno comunale in locazione ad un familiare del capo clan, una famiglia di imprenditori schierata in campagna elettorale e la sospetta accelerazione dell’iter del piano urbanistico attuativo, la concessione ad una società di un’area mercatale per l’utilizzo come parcheggio di veicoli pesanti, la nomina di un componente del nucleo di valutazione. Nero su bianco le motivazioni che hanno portato lo scorso 5 giugno allo scioglimento del consiglio comunale di Sarno per infiltrazioni camorristiche, dopo le verifiche da parte della commissione d’accesso. La relazione del Ministro dell’Interno inviata al Presidente della Repubblica traccia le linee di una attività amministrativa con tante ombre ed interrogativi, nonché “il riscontro di forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione locale, nonché il buon andamento e il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica”.
I lavori svolti dalla commissione d’accesso hanno preso in esame, oltre all’intero andamento gestionale dell’ente locale, la cornice criminale ed il locale contesto ambientale caratterizzato dalla presenza della criminalità organizzata. Le indagini hanno confermato l’operatività dei clan camorristici, che sembrano convivere in una logica di pacifica spartizione delle attività illecite sul territorio, dedite al controllo delle attività economiche e commerciali, all’attività di usura, al traffico di stupefacenti infiltrazioni nell’amministrazione locale interferendo nelle competizioni elettorali. La relazione del prefetto si sofferma, in particolare, sulla figura di un locale capo cosca, definito “di notevole caratura criminale” e già destinatario della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di residenza e destinatario, nel febbraio 2025, all’esito di una complessa indagine giudiziaria coordinata dalla Guardia di Finanza, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione per delinquere”.



