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Luana Rainone uccisa e buttata nel pozzo, 25 anni a Del Sorbo

La Corte di Assise di Appello ha confermato la condanna a 25 anni di reclusione per Nicola Del Sorbo

Uccise l’amante con una coltellata alla gola, dopo un litigio scoppiato perché la vittima, Luana Rainone, 31enne di Sarno, avrebbe voluto rivelare alla moglie del suo amante, Nicola Del Sorbo, la loro relazione. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha confermato la sentenza di primo grado per il 35enne di Angri, con pena di 25 anni di reclusione. Rispetto al primo giudizio, il tribunale ha modificato la provvisionale in favore delle parti civili, con un aumento. L’imputato era difeso dagli avvocati Luigi e Riccardo Senatore.

La Procura generale aveva chiesto invece l’ergastolo, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, poi trasferito presso la Corte d’Appello. L’omicidio si consumò il 23 luglio a Poggiomarino, dopo che la ragazza, residente a San Valentino Torio, fu data per scomparsa dal marito con una denuncia ai carabinieri.


Stando alle indagini, quel giorno la donna, sposata e con una figlia, uscì di casa per recarsi a Poggiomarino, dove viveva l’uomo, con il quale avrebbe avuto da tempo una relazione. Negli atti dell’inchiesta emerse come poco prima del delitto i due avessero cominciato a discutere animatamente.


Poco prima, avevano consumato un rapporto sessuale e della cocaina. Luana Rainone avrebbe poi preteso successivamente che Del Sorbo chiamasse la moglie per riferire della loro relazione clandestina. La discussione sarebbe degenerata, dopo il rifiuto dell’uomo, al punto che quest’ ultimo fu colpito dalla donna con un calcio.
Così, Del Sorbo le strappò il cellulare di mano poi afferrò un coltello da cucina e colpì la 31enne alla gola, con un unico fendente. Mentre la donna moriva, l’imputato non chiamò i soccorsi. Anzi, dall’ordinanza d’arresto del gip emerse che si accese una sigaretta, per poi tentare di fermare il sangue con un cuscino.

Non ci riuscì. Così, infilò il corpo in un lenzuolo e infine in una busta dei rifiuti, dopo averlo avvolto in un piumone, gettandolo in un pozzo.
Quel pozzo si trovava all’interno di un terreno agricolo, a pochi metri dal capannone dove viveva. Le indagini si concentrarono subito su Del Sorbo. Una volta tornato in casa, l’imputato effettuò una rapida pulizia. Nei giorni successivi, invece, fu messo alle strette dei carabinieri che risalirono a lui incrociando celle telefoniche e video di telecamere, insieme a dichiarazioni, che provarono diverse contraddizioni quando lo stesso fu sentito a sommarie informazioni, una prima volta.

Poi la confessione, fino all’arresto, un mese dopo la scomparsa della donna. Alle indagini lavorarono i carabinieri della stazione di San Valentino Torio e quelli di Nocera Inferiore. Ieri mattina, il tribunale di Napoli ha confermato la condanna a 25 anni di carcere, così come in primo grado, per l’imputato. Serviranno sessanta giorni per il contestuale deposito della sentenza e leggere le motivazioni del collegio. Nicola Sorrentino

 

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