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Libri: una primavera di fuoco

Una primavera di fuoco“ è ambientato nel 2002 nel pieno della seconda intifada quando i Territori Occupati erano sconvolti dagli attacchi israeliani a Nablus, dall’assedio alla Muqata, residenza di

Arafat e sede dell’Autorità palestinese a Ramallah, e dalla costruzione del Muro.

In questo libro, Sahar Khalifah racconta le vicende di una famiglia che vive nel campo profughi di ‘Ein al – Murgian e, anche qui, seguendo una abituale strategia narrativa della scrittrice, i protagonisti del romanzo si ritrovano su fronti opposti. Se in “Terra di fichi d’India” i due cugini rappresentavano il conflitto tra i palestinesi della diaspora e quelli costretti a convivere con gli occupanti, in “Una primavera di fuoco” Sahar Khalifah racconta le vicende di due fratelli che simboleggiano la nuova realtà sociale della Palestina: entrambi vorrebbero trovare riscatto dall’occupazione nell’arte, Magid nella musica e Ahmad nella pittura e nella fotografia, ma si ritrovano coinvolti, forse loro malgrado,

nella resistenza. Magid, che sognava di diventare una star al pari dei cantanti egiziani, viene ferito in uno scontro a fuoco e troverà rifugio nella residenza di Arafat durante l’assedio mentre Ahmad, in

seguito a varie disavventure, conoscerà il carcere e dovrà affrontare l’occupazione. Sahar Khalifah non ritrae però in modo schematico né i protagonisti (intensi in particolare gli incontri tra Ahmad e Mira, una giovane israeliana figlia di coloni), né gli altri personaggi, resi sempre con realismo e partecipazione.

L’attenzione della scrittrice sta proprio nella descrizione delle sfumature, dei dettagli attraverso i quali riesce a dare vita a uno scenario complesso.

Complesso come il territorio palestinese che, dal punto di vista geografico, pare una camicia fatta a brandelli: “il colletto qui e la manica laggiù”, ben rappresentati dal beduino Khan Yunis e

dall’intellettuale di Ramallah, un misto di lingue arabe intercalate con termini inglesi.

Dal lato israeliano il miscuglio appare altrettanto ricco: «un colono canadese, altri che arrivano da Parigi, Roma, Londra, e poi dalla Bulgaria e dalla Romania, neri che vengono dall’Abissinia e

dall’Etiopia». Su tutti irrompe la storia: da una parte gli israeliani che occupano, o meglio rioccupano i Territori palestinesi e, dall’altra parte, l’establishment corrotto dell’Autorità e i vari gruppi più o meno armati che si contendono il potere e costringono i palestinesi a combattere una doppia occupazione, esterna e interna. Le vite di Magid e Ahmad si incrociano con quelle delle donne,

inermi di fronte a quelle ruspe che, come bestie mitologiche, sprofondano nelle viscere della terra sradicando gli ulivi e divorando ogni cosa. Alle ruspe si oppongono anche i pacifisti israeliani e stranieri, ed è chiaro l’omaggio a Rachel Corrie, la pacifista americana uccisa da un bulldozer israeliano.

Fin dai suoi primi romanzi, Sahar Khalifah persegue fermamente lo scopo di registrare con scrupolo e sincerità i diversi periodi della storia palestinese. In “Una primavera di fuoco” questa cronaca assume una connotazione estremamente realistica grazie al carattere colloquiale della parola scritta e alla misteriosa voce narrante che, forse, appartiene a uno dei personaggi della scrittrice o alle donne della vecchia Nablus. La crisi della tradizionale struttura socio – economica, il conflitto fra i sessi e le generazioni provocato dalla messa in discussione dei vecchi valori, e una costante attenzione alla difficile situazione delle donne

palestinesi nei propri difficili percorsi verso l’identità e la liberazione, fanno dell’opera letteraria di Sahar Khalifah un documento prezioso per la comprensione della «questione palestinese», e del problematico contrasto fra tradizione e modernizzazione nel mondo arabo.

L’AUTORE:

 

 

Nata a Nablus in Cisgiordania nel 1941, Sahar Khalifah vive oggi tra Amman e Nablus. Nella sua vasta opera narrativa, tradotta in numerose lingue, ha unito l’impegno civile per la causa palestinese alla denuncia della condizione della donna nella…


 

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