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Giornata mondiale rianimazione cardiopolmonare. Colangelo: “Sensibilizzare e formare per salvare vite”

Si celebra oggi la “Giornata mondiale della rianimazione cardiopolmonare”.

È un momento ulteriore di confronto e sensibilizzazione perché più persone sono in grado di eseguire le manovre salvavita, più vite si possono salvare!

L’obiettivo è creare una catena di sopravvivenza in cui ogni cittadino possa diventare un potenziale soccorritore.

A spiegarlo è il dottore Giuseppe Colangelo, dirigente medico della Cardiologia Utic dell’ospedale Martiri del Villa Malta di Sarno e istruttore nazionale BLSD/PBLSD

“Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte al mondo nell’adulto. Qualche volta si manifestano senza nessun preavviso, portando a quell’evento drammatico rappresentato dall’arresto cardiaco, ossia una situazione in cui il cuore cessa improvvisamente di battere non conducendo sangue agli altri organi vitali e provocando la morte. Buona parte di questi episodi è dovuta a un improvviso cortocircuito del sistema elettrico del cuore che porta a una grave alterazione del battito incompatibile con la vita chiamata fibrillazione ventricolare. L’arresto cardiaco, essendo per definizione improvviso e quindi imprevedibile, avviene sia in ambito ospedaliero che, soprattutto e in maggior percentuale, in ambiente extraospedaliero: a casa, al lavoro, per strada, ovunque. In Italia si calcola che una persona su mille ogni anno sia vittima di un arresto cardiaco e il totale stimato si aggira intorno ai 60 mila all’anno.

È noto ormai da decenni che l’unica possibilità di salvare la vita a chi è vittima di un arresto cardiaco dipende dalla rapidità di intervento con delle manovre che siano in grado di supplire al mancato funzionamento della pompa del cuore e che intervengano nell’interrompere il circuito elettrico del cuore mal funzionante. Ogni minuto di ritardo nell’inizio di tali manovre porta ad una drammatica riduzione delle possibilità di ripresa completa, considerando che per ogni minuto di arresto cardiaco non correttamente gestito milioni di cellule cerebrali muoiono. La rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione precoce sono gli unici strumenti che permettono di dare una speranza di sopravvivenza a chi è vittima di un arresto cardiaco. I dati in letteratura indicano che in una percentuale, variabile da Paese a Paese, di molto superiore alla metà dei casi, nessuna delle persone presenti sulla scena di un arresto cardiaco inizia le manovre rianimatorie.

La risposta più comune alla domanda “ Perché non hai agito? ” risulta “ Non sapevo cosa fare ” o “ Avevo paura di fare peggio ”. Per tale motivo, negli ultimi decenni le principali società scientifiche mondiali che si occupano di rianimazione cardiopolmonare hanno deciso di fornire, oltre che al personale addetto all’emergenza, dei corsi di formazione aperti a tutta la popolazione. Sono nati così progetti per organizzare corsi a partire dalle scuole oltre che negli ambienti lavorativi e ai familiari delle persone a rischio. Tali indicazioni sono state ribadite recentemente sia dall’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sia dall’ILCOR (International Liaison Committee On Resuscitation), enti da sempre impegnati nella promozione della salute cardiovascolare”