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“Venite, mi ammazza”. Salvata in extremis dai carabinieri, l’ex fidanzato a processo

stalking

Un incubo, quello vissuto da una giovane donna di Pagani, terminato con l’arresto del ragazzo che ora sarà processato per stalking.

E’ stato rinviato a giudizio dal Gup ed il processo partirà il prossimo 23 novembre per il 26enne che per anni ha tormentato la ex fidanzata, arrivando addirittura a spegnerle sul corpo le cicche di sigaretta. Una relazione di appena un anno, fatta di pedinamenti, minacce, gelosie, botte e ordini da eseguire. Un incubo, quello vissuto da una giovane donna di Pagani, terminato con l’arresto del ragazzo che ora sarà processato per stalking. Una storia di sottomissione, scoperta dai carabinieri che, nel marzo 2014, intervennero in un esercizio commerciale dove la vittima lavorava. Una telefonata. «Intervenite, mi ammazza», urlò la giovane in lacrime salvata in extremis. Poi, raccontò ai militari quella storia fatta di violenze e tormenti. Tanti, troppi gli episodi verbalizzati dai carabinieri, dopo la relazione troncata per volere di lei. Dagli approcci violenti: «Quando non volevo parlargli, mi colpiva con calci alle ginocchia. Una volta mi spense anche una sigaretta sul braccio», fino alla persecuzione: «Era sempre appostato alla fermata del bus che prendevo per andare all’università». I comportamenti del giovane non avevano giustificazione: riusciva a inveire contro l’ex fidanzata per una semplice foto condivisa su internet, e a minacciarla perchè non parlasse con nessuno i suoi amici.«Nell’ultimo periodo – raccontò la vittima – ho cambiato modo di vivere e numero di cellulare. Perfino gli stessi luoghi che prima frequentavo, per paura di incontrarlo. Spesso, per evitare che lui scaricasse la rabbia su di me, lo assecondavo, come per gli approcci fisici che lui pretendeva onde evitare problemi». Anche la famiglia di lui non poteva gestirlo, come testimonia un altro episodio. «Vivevo blindata e nella paura. Sua madre chiese ai miei di non farmi fidanzare subito con un altro, altrimenti il figlio avrebbe potuto picchiare il mio nuovo ragazzo». La ragazza fu costretta a nascondere la sua nuova relazione, dopo un’aggressione della quale fu vittima insieme al suo nuovo fidanzato. E mentre la vittima si affidò a una psicologa, la procura restrinse il 26enne ai domiciliari, accusandolo di «compromissione del normale svolgimento della quotidianità» di quella ragazza. Ora il rinvio a giudizio da parte del gup, con il processo che partirà il prossimo 23 novembre.

 

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