Sgominata banda rom, minacce di morte ai Carabinieri “Marescia’ la vita e’ breve…si muore”

Redazione
Da Redazione novembre 30, 2018 13:25

Sgominata banda rom, minacce di morte ai Carabinieri “Marescia’ la vita e’ breve…si muore”

Voleva “fare una guerra ai carabinieri” la banda sgominata dai carabinieri ad Agropoli. Lo ha sottolineato, in conferenza stampa a Salerno, il pm Antimafia Marco Colamonici. L’obiettivo era, viene sottolineato in una nota della Procura, cercare di “omettere o alleggerire i controlli del Comando carabinieri eseguiti in direzione delle condotte delittuose riconducibili ai componenti del gruppo indagato”. “Uno dei principali esponenti del sodalizio – ha spiegato il pm – era riuscito a tenere calmi i giovani del gruppo che, infastiditi da questo attivismo dei carabinieri di Agropoli, avrebbero voluto fare la guerra ai militari”. Ma il gruppo avrebbe rivolto minacce anche al coordinatore unico del cantiere di Agropoli della societa’ operante nel settore della raccolta dei rifiuti solidi urbani, al fine “di essere assunti nelle vesti di dipendenti stagionali, di essere adibiti a mansioni ‘gradite’ e di non essere sanzionati per le continue assenze e i costanti inadempimenti commessi nell’esercizio dell’attività lavorativa”.

In una occasione, alcuni degli indagati hanno scardinato parzialmente la porta dell’anticamera del sindaco di Agropoli pretendendo di essere “immediatamente ricevuti per avere conto e ragione” di quanto il Comune stava attuando in materia di confische di edifici abusivi e occupati, contestano i pm. L’inchiesta nasce dal normale controllo del territorio svolto dai militari dell’Arma della Compagnia di Agropoli nel comune di Capaccio Paestum. Il gruppo criminale costituito dalle due famiglie si autofinanziava commettendo furti in vetture e in gioiellerie, avvalendosi anche del supporto logistico di alcuni parenti a Biella e Vercelli che, dietro ricompensa, offrivano basi operative in quelle zone. I proventi venivano, poi, riciclati attraverso l’utilizzo di una societa’ che faceva confluire, attraverso l’home banking, le somme di denaro. Vi sono tre aspetti della vicenda che hanno accelerato l’emissione dell’ordinanza cautelare del gip, come spiegato dal procuratore facente funzioni di Salerno, Luca Masini; e si tratta dei “gravi atti intimidatori e minatori”, anche con minacce di morte, ai danni dei carabinieri, del sindaco e del coordinatore unico del cantiere di Agropoli della societa’ che si occupa della raccolta dei rifiuti. Pressioni sarebbero state rivolte anche ai carabinieri agropolesi destinatari di “minacce ripetute e manifestate in maniera palese”. Come ricostruito dagli investigatori, uno degli indagati, detto ‘O’ Capone’, si sarebbe rivolto ad un militare dell’Arma dicendo: “Finitela un poco di scrivere sempre. Vedete che la vita e’ breve. Qua si muore. Cercate di fare il bravo”.
Il pm titolare del fascicolo, Marco Colamonici, spiega che “tra le minacce ai carabinieri, vi fu quella per cui uno dei principali esponenti del sodalizio paventava la possibilità di fare una guerra ai carabinieri. E si mostrava come colui il quale era, solo fino a quel momento, riuscito a tenere calmi i giovani del gruppo, infastiditi da questo eccessivo attivismo mostrato dai carabinieri della Compagnia di Agropoli, ormai non più gradito dal gruppo stesso”.

“Finitela un poco…marescia’ vedete che la vita e’ breve, si muore, cercate di fare il bravo” e “Stai attento che non ti va sempre bene, qualche mio parente potrebbe reagire”. Queste le minacce, anche di morte, che sono state rivolte ai carabinieri da alcuni componenti del gruppo rom sgominato oggi nel Salernitano, per cercare di alleggerire la pressione delle forze dell’ordine sulle loro attivita’ illecite.

Nel luglio scorso, invece, e’ il sindaco di Agropoli, Marco Voccia, a lanciare l’allarme perché costretto a ricevere, nel proprio ufficio e senza appuntamento, una ‘delegazioni’ della comunità rom che avrebbero voluto evitare che alcuni immobili confiscati, tra cui una villa su cui pende l’ordine di sgombero ma occupata fino a stamattina, fossero destinati a finalità pubbliche. Il primo cittadino scrive ai carabinieri sottolineando come “la notevole propensione di alcuni esponenti di tale comunità  ad assumere comportamenti violenti e sopraffattivi e’ suscettibile di patenti ripercussioni sull’ordine pubblico e sulla sicurezza in generale”. “E’ la prima volta – evidenzia il comandante del Ros, Giancarlo Santagata – che viene contestata a una comunità rom italiana l’aggravante del metodo mafioso”.

Redazione
Da Redazione novembre 30, 2018 13:25

Seguici su…