Sarno Film Festival

SFF – Giuria Corti d’Animazione. Maria Di Razza: “La forza della narrazione”

Maria Di Razza – Giuria Corti d’Animazione del Sarno Film Festival 2020 

Laureata in matematica e informatica di professione, Maria Di Razza coltiva da sempre la passione per il cinema. Nel 2007 frequenta un corso di regia presso la scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli e nello stesso anno dirige “Ipazia”. Nel 2013 realizza il premiatissimo cortometraggio di animazione “Forbici” sul tema del femminicidio, menzione speciale ai Nastri d’Argento 2014. Nel 2014 realizza il cortometraggio in animazione “Facing off”. “Facing off” è finalista ai nastri d’argento 2015. Nel 2016  un altro lavoro di grande successo internazionale, (In)Felix, una fantasia animata distopica sulla Terra dei fuochi dove si immagina un futuro apocalittico in cui agli abitanti dell’area di Giugliano viene interdetto il territorio, costringendoli ad emigrare in massa. Nel 2018 l’omaggio alla diva per eccellenza, adattando il romanzo “Goodbye Marilyn”, edito da Becco Giallo, in un nuovo lavoro in animazione. Collabora da tempo con numerosi festival fra cui, l’Ischia Film Festival, A Corto di Donne, il Napoli Film Festival, nei quali si occupa di service, realizzazione sottotitoli, realizzazione DCP e montaggio.

 

INTERVISTA

 

Su quali progetti in questo momento sta lavorando?

In questo momento non sto lavorando ancora a un progetto mio. Ho il desiderio di realizzare un lungometraggio di animazione ma i tempi non sono ancora maturi. Nel frattempo, oltre al lavoro “canonico” da impiegata, che mi permette di sbarcare il lunario, collaboro con diverse attività festivaliere a vario titolo. Da montatrice a sottotitolatrice, essendo io molto versatile, spazio nel meraviglioso dietro le quinte.

L’approccio dell’arte, in particolare settore cinema, all’art. 21. Secondo il suo punto di vista.

Questo è un delicatissimo articolo della nostra sacra costituzione da preservare a tutti i costi. Confesso che, da liceale o da universitaria, io credevo che le conquiste a cui eravamo arrivati ci avessero portato al fatto che questo non fosse più un articolo “all’attenzione”. Il cinema ha un grande potere, ma anche una grande responsabilità, in questo senso. Se penso a film come DIAZ di Vicari o SULLA MIA PELLE di Cremonini comprendo che questa nostra libertà di pensiero e di opinione è ancora “tutelata” almeno attraverso il cinema. In quanti paesi del mondo film così non si sarebbero potuti fare?

Quale è il parametro che ha guidato la sua scelta, la sua valutazione rispetto ai corti in gara al SFF?

Una concomitanza di parametri in realtà, più di uno. Ma soprattutto il saper coniugare l’esigenza narrativa con quella artistica. Non sono una fautrice dell’animazione della Pixar per intenderci (anche se la amo profondamente da spettatrice) ma, quando si tratta di raccontare una storia che abbia dei contenuti validi, io credo si possa tranquillamente accettare la semplicità di tecnica narrativa.

 

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