Sarno Film Festival

SFF – Giuria Corti art.21. Giuseppe D’Antonio: “Le immagini parlano più di qualsiasi altra cosa”

Giuseppe D’Antonio : Giuria Corti art. 21, del Sarno Film Festival 2020

Docente, scrittore, saggista, esperto di cinema nonchè ideatore e curatore di numerosi eventi legati alle arti audio visive, musica e performing art. ,Già Vice Direttore Artistico del Giffoni Film Festival, Festival Internazionale di Cinema per Ragazzi, per il quale ha curato, in particolare, la produzione editoriale, le sezioni collaterali e le retrospettive; Direttore artistico del convegno internazionale “La vita e l’altrove” promosso dall’Associazione Astrofili “Gian Camillo Gloriosi” di Montecorvino Rovella; Direttore artistico del convegno internazionale “I cavalieri dell’apocalisse” promosso dall’Associazione Astrofili “Gian Camillo Gloriosi” di Montecorvino Rovella. Ideatore e curatore, di “Percorsi dello sguardo”, corso d’aggiornamento sul cinema per docenti delle scuole medie della provincia di Salerno. 1996/2011 Direttore artistico e, dal 2001, consulente di “Cinescuola Insieme”, progetto per l’educazione all’immagine degli allievi delle scuole medie della provincia di Salerno. 1996/2020 Ideatore e direttore artistico di Linea d’Ombra Festival Culture Giovani, festival internazionale di cinema, performing art, musica e letteratura giunto alla venticinquesima edizione nel 2020. 2008-2020 Docente di Storie e Filosofia nel Liceo Scientifico “A. Genoino” di Cava dei Tirreni. Sua attuale sede di servizio. 2008 2010 Responsabile sezione Cinema del “Ravello Festival”

INTERVISTA 

Su quali progetti in questo momento sta lavorando?

Sto raccogliendo le impressioni di tutti i collaboratori della manifestazione, che si è svolta dal 24 al 31 ottobre a Salerno, per iniziare a programmare la nuova, sperando che quest’ultima possa essere in presenza. Il punto di maggiore interesse sarà comprende come cambiano i festival dopo il forte uso del digitale cui siamo stati costretti a ricorrere. Tre le iniziative in programma a breve: la pubblicazione degli atti del convegno sul digitale fatto durante il festival; la ripresa dell’iniziativa su “Il cinema ritrovato” con Unisa, Cineteca di Bologna e Cinema Fatima; la ripetizione del progetto “Corti in Cortile” e inaugurare il cinema all’aperto durante il Festival dei Barbuti in piena estate.

L’approccio dell’arte, in particolare settore cinema, all’art. 21. Secondo il suo punto di vista.

Il cinema ha subito censure dirette, con l’intervento delle autorità (caso eclatante ma non unico “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci) e indirette, con la selezione operata a monte dal mercato e dalle sue regole piegate all’interesse immediato. Ha anche denunciato con forza ogni tentativo di bloccare la libertà d’espressione e gli autori, che hanno provare a mettere in crisi i sistemi repressivi e illiberali, sono stati molto, troppo spesso, messi a tacere: dalla caccia alle streghe negli Usa a Jafar Panahi nell’Iran contemporaneo. Vi sono autori che si sono conquistati una completa libertà d’espressione, altri costretti a piccole forme di autocensura per poter vedere uscire la propria opera.

Quale è il parametro che ha guidato la sua scelta, la sua valutazione rispetto ai corti in gara al SFF?

Non amo particolarmente i film a tema, danno sempre l’impressione di rinunciare alla potenzialità del mezzo per aderire a un piano narrativo il cui esito è prestabilito. Perciò sono attentissimo alla capacità creativa degli autori che riescono a tenere in equilibrio la dimensione estetica, quella narrativa e infine quella tematica senza appiattirle l’una sull’altra. Posso parlare di libertà d’espressione o di critica del potere ma non devo mai dimenticare che lo faccio con e per mezzo delle immagini e che esse “parlano” sovente molto più di un intero discorso.

 

 

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