Sarno Film Festival

SFF – Giuria Corti art.21. Andrea D’Ascenzi: “Il cinema è un mezzo democratico”

Andrea D’Ascenzi : Giuria Corti art. 21, del Sarno Film Festival 2020

Creative Producer per tv e web, dal 2003 lavora nell’ambito dell’audiovisivo, prima come montatore professionista per show televisivi, pubblicità, cinema e web, poi come creative e promo producer per canali satellitari tematici. Si occupa di ideazione e sviluppo di format per la tv e il web.

INTERVISTA 

Su quali progetti in questo momento sta lavorando?

Solitamente lavoro per progetti legati al web e alla televisione come Creative Producer. In questo momento sto seguendo come curatore la terza stagione di un programma televisivo di viaggi dal titolo “Una gita fuoriporta”, uno show televisivo itinerante, dedicato all’esplorazione di cittadine e di borghi dell’Italia in onda su Sky e sul DDT. Sto curando inoltre lo sviluppo editoriale di un programma dedicato al mondo degli animali mentre per il web sto preparando una serie di branded content, un diario di viaggio in pillole che dà suggerimenti e consigli su mete italiane e esotiche da visitare.

 

L’approccio dell’arte, in particolare settore cinema, all’art. 21. Secondo il suo punto di vista.

La televisione e il cinema, intesi come strumento di informazione, sono un prezioso strumento per la collettività. Attraverso le sue opere il cinema parla di noi e dei nostri bisogni, è un mezzo per raccontarsi e per raccontare storie che ci appartengono e per farne conoscere altre che sono lontane. Restituisce a tutti noi, come fosse uno specchio, le storie e i valori degli uomini, ne analizza gli aspetti e ci porta alla riflessione. Per questo è un mezzo democratico di analisi sociale, guai se venisse limitato o peggio censurato, non avremmo più la cartina tornasole delle nostre azioni.



Quale è il parametro che ha guidato la sua scelta, la sua valutazione rispetto ai corti in gara al SFF?

Ogni opera filmica ha per me due piani di lettura. Il primo riguarda tutto ciò che ci coinvolge sul piano emotivo e immediato, parlo del ritmo, delle musiche e dei suoni, dei colori, delle sfumature che il regista ha saputo trasmettere nella sua opera. Poi c’è un secondo piano di lettura, ed è ciò che riguarda la tecnica, il saper dirigere e ispirare gli attori, le scelte registiche e quelle di montaggio, la fotografia, insomma tutto ciò che riguarda la tecnica professionale. Un film non è mai solo una o l’altra cosa, è la fusione di questi due linguaggi, quello emotivo e quello tecnico, o almeno per me è così

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