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Sarno. Giuseppe, dopo l’incendio al Saretto. «Giustizia riparativa»

«Sarno è un esempio di giustizia riparativa» Il Ministro della Giustizia, Marta Cartabia

Dall’incendio del Saretto, al carcere minorile di Airola, fino al percorso di responsabilità e reinserimento sociale per riappacificarsi con la comunità sarnese, profondamente segnata dalle fiamme.

È il percorso di Giuseppe che rischiava dagli 8 ai 20 anni di reclusione e che con il Pon «Liberi di scegliere» ha avuto una seconda possibilità. Oggi, della Sarno che perdona e dà ad un giovane la possibilità di riscatto e di futuro ne ha parlato la ministra della Giustizia, Marta Cartabia.

«Sarno è un esempio di giustizia riparativa, che non è uno strumento di clemenza, né un pensiero debole, ma di responsabilità». Era il 20 settembre 2019, un incendio devastante innescato in compagnia di alcuni amici «per gioco, per errore, con pietre, sterpaglie ed un accendino», furono queste le parole del giovane. Una notte terribile: 300 persone evacuate, centinaia di uomini e mezzi impegnati per circoscrivere il rogo, oltre 20 ettari di vegetazione ridotti in cenere. Il carcere, e poi la prospettiva di poter dare una svolta al destino che sembrava segnato.


La nuova vita di Giuseppe i cui tratti sono stati scritti dalla voglia di riscatto, e l’azione educativa volta a promuovere un cambiamento, sostenendo il processo di uscita dal circuito penale con la volontà di ricucire il legame con la comunità, il sostegno dell’avvocato Walter Mancuso, il supporto del sindaco Giuseppe Canfora nel cammino di cambiamento e responsabilità del giovane.


«La giustizia riparativa – ha detto la ministra Cartabia in aula al Senato – è uno strumento molto esigente che chiede al trasgressore di assumersi tutta la responsabilità di fronte alla vittima e alla comunità. L’incendio aveva messo in grave pericolo gli abitanti. Rabbia e paura hanno attraversato la comunità alla scoperta che all’origine del rogo c’era un gesto sconsiderato di un concittadino. Il colpevole ha scontato la sua pena, ma all’uscita dal carcere come tornare in quella comunità? Un percorso di mediazione ha portato l’autore del reato e la sua famiglia prima ad incontrare l’amministrazione comunale, poi l’intera collettività. Incontri in cui gli abitanti hanno raccontato il loro vissuto, ma hanno anche ascoltato le scuse, cariche di vergogna, di chi aveva provocato quel drammatico evento.

Quell’uomo ha contribuito a ricostruire il bosco distrutto e con questo gesto ha impresso un nuovo corso alla sua vita, riaccolto nella sua comunità. Con la giustizia riparativa l’ordinamento si apre alla possibilità di un sistema giudiziario in grado di domare la rabbia della violenza e di ricostruire legami civici tra i cittadini. E più in generale la giustizia riparativa contribuisce a coltivare una cultura della ricomposizione dei conflitti, della ricostruzione dei legami feriti, della ricerca dei punti di possibile reciproca comprensione».

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