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Sarno, a 16 anni incendiò il Saretto. “Ora è cambiato”

Dall’incendio al carcere minorile. La storia di Giuseppe: «Ora libero di scegliere»

Dall’incendio, al carcere minorile di Airola, fino al percorso di responsabilità e reinserimento sociale per riappacificarsi con la comunità sarnese, profondamente segnata dal Saretto in fiamme.

Rischiava una condanna grave dagli 8 ai 20 anni di reclusione, Giuseppe B. 18 anni, che due anni fa, ancora minorenne, insieme a degli amici appiccò un fuoco che sfuggì al controllo devastando la collina del Saretto. Una notte terribile: 300 persone evacuate, centinaia di uomini e mezzi impegnati per circoscrivere il rogo, oltre 20 ettari di vegetazione ridotti in cenere.

Oggi Giuseppe è al centro del Pon «Liberi di scegliere», presentato ieri, che guarda al futuro, una azione educativa volta a promuovere un cambiamento, sostenendo il processo di uscita dal circuito penale con la volontà di ricucire il legame con la comunità. Ha chiesto perdono alla città, ha chiesto ai sarnesi di non essere legato alle immagini terribili del fuoco che divora la montagna, ma di poter essere un ragazzo diverso da quel 20 settembre 2019. Il percorso è stato proposto dal Presidente del Tribunale per i minorenni di Salerno, Piero Avallone e da Patrizia Imperato, Procuratrice capo della Repubblica per i minorenni di Salerno, sostenuto dal sindaco Giuseppe Canfora, sviluppato dall’ Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali finanziato con fondi del Ministero della Giustizia.

LA DECISIONE

Giuseppe era in aula ieri, insieme ai familiari ed al suo avvocato, Walter Mancuso. «È un giorno speciale – ha spiegato il legale – Giuseppe rischiava una condanna grave per un reato che prevede dagli 8 anni ai 20 anni, ha avuto la possibilità di evitare il processo e questo a tutela. Il legislatore ha previsto di tutelare la psiche, la persona nella sua interezza. Aveva 16 anni quando si è reso autore dei fatti per cui è stato sottoposto ad un primo approccio di processo. All’ inizio ha subito la carcerazione preventiva e poi è stato collocato in comunità grazie alla concessione del gup della messa alla prova. Ha fatto un percorso sano, importante di cambiamento. Cresciuto al limite delle regole, ha capito che ci sono principi che vanno rispettati. Ad ottobre abbiamo l’udienza che conclama la completezza del percorso ed all’ esito positivo potrà essere assolto. L’ obiettivo principale è il recupero del giovane ed il reinserimento nel suo contesto familiare, sociale, e il ritorno nella sua comunità. È stato osservato il suo miglioramento, ecco perché definisco questo giorno un abbraccio tra Giuseppe e la comunità. Dietro a questi giovani spesso vi è una assenza del contesto familiare, una carenza di organico dei presidi sui territori, con situazioni non osservate, non capite. La famiglia è centrale nella prevenzione, nella gestione del fenomeno di reati commessi da minorenni che purtroppo cresce ed è preoccupante. Occorre un osservatorio sui territori».

«Oggi inizia l’ impegno vero di questo ragazzo ha detto il sindaco Giuseppe Canfora L’ ammissione di responsabilità è stato un passo importante moralmente ed eticamente. Abbiamo ancora dinanzi le immagini di quella notte, ma la comunità deve dimostrare di aprire le braccia dinanzi ad un sentimento di pentimento alla voglia di lasciarsi il passato alle spalle e guardare al futuro con responsabilità. Forse un anno fa sarei stato più duro, così come la comunità, però dobbiamo rispondere non di istinto, ma capendo il contesto, concedendo delle possibilità di riscatto ai più giovani e, soprattutto, se vi è un chiaro percorso di recupero e cambiamento. Sarno è una città che conosce la grammatica dei sentimenti e il senso del riscatto»

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