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Sarno, 5 maggio: un patto oltre il dolore tra superstiti e soccorritori

A Sarno l’omaggio ai soccorritori del 5 maggio 1998

Di Rossella Liguori

«Non dimenticherò mai la delicatezza dei soccorritori quando hanno preso tra le braccia il corpicino di mia figlia, aveva pochi mesi». Francesco ed una famiglia sepolta dal fango. Giorni di ricerche disperate e la speranza spenta davanti al corpo senza vita della sua piccola. Lo racconta andando indietro nel tempo e fermando l’immagine di un uomo in divisa con la sua bambina tra le braccia. «Ho visto tutto il mio dolore anche nei suoi occhi». Il tricolore sulla mimetica, gli anfibi che ad ogni passo affondano nel fango.

I camion che ininterrottamente percorrono Episcopio fino al campo base di via San Valentino. L’eco delle sirene mescolato al rombo delle eliche degli elicotteri. Un andirivieni incessante a trascinare dolore e speranza. Sono i soccorritori del 5 maggio 1998. Quelli che raccolgono il coraggio a piene mani e si portano sulle valli tracciate dalle colate di acqua e detriti. Scavano per giorni senza sosta. Bisogna fare presto perché c’è chi è ancora vivo in quella coltre nera. E la paura di non fare in tempo si trasforma in forza. E con le mani sanguinanti, i volti scottati dal sole si cerca chi è ancora nella lista dei dispersi. Tra i soccorritori ed i sopravvissuti c’è un filo che riesce a tessere dolore ed amore. Nelle ore in cui le frane devastano la città, nei giorni in cui si contano i morti.

Cittadinanze Onorarie

A Sarno si è ricordata la tragedia del 5 maggio 1998 in memoria delle vittime commemorando anche la solidarietà, l’altruismo, il senso di abnegazione degli uomini e delle donne in divisa, dei volontari attraverso il conferimento della Cittadinanza Onoraria all’Esercito Italiano, l’Aeronautica Militare, l’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, il Dipartimento della Protezione Civile e la Caritas Italiana. È come se fosse una cittadinanza onoraria al vincolo tra superstiti e soccorritori.

«Noi commemoriamo le vittime di quella notte ricordando il prima ed il dopo – ha sottolineato il sindaco di Sarno, Giuseppe Canfora – Non possiamo dimenticare, abbiamo il dovere etico e morale di ricordare.
Penso sia un ponte ideale importantissimo quello tra soccorritori e sopravvissuti. Il mio pensiero in ogni istante alle vittime, ai familiari. Il mio grazie ai soccorritori tutti. Il nostro ringraziamento a quanti arrivarono sul nostro territorio martoriato per portare soccorso è tangibile con il conferimento della cittadinanza onoraria».

Il riconoscimento all’Esercito Italiano, con il Generale di Corpo d’Armata, Giuseppenicola Tota. «Il 1998 è stato un momento che ha fatto cambiare anche la macchina dei soccorsi. – ha ricordato il comandante delle Forze Operative Sud – Su quel modello, la protezione civile e le forze armate si sono potenziate. Il riconoscimento va a coloro i quali sono intervenuti, con l’allora tenente ed oggi generale, Giuseppe Schiariti. Dovevano arrivare all’ospedale Villa Malta crollato. Si sono aperti la strada accanto al cimitero con una macchina movimento terra. Hanno messo un materasso sulla benna recuperando così i sopravvissuti. Sono rimasti a Sarno per 4 mesi. Da ogni esperienza si deve imparare, in modo da essere sempre più organizzati in un momento successivo e noi lo siamo».


L’omaggio a Marco Mattiucci

 Per i vigili del fuoco, il direttore regionale della Campania, Emanuele Franculli. «Un onore per noi ricevere questa onorificenza. La comunità dei vigili del fuoco è molto legata a questo territorio, io lo sono personalmente. Cerchiamo di meritarci questo riconoscimento impegnandoci sempre di più, con sempre maggiore passione ed abnegazione. Noi ricordiamo Marco Mattiucci, morto a 30 anni a Sarno nelle operazioni di soccorso. Ha donato la sua vita per salvare gli altri, non si è tirato indietro, così come fanno ogni giorno i vigili del fuoco. Con coraggio, che non significa non avere paura, ma agire con il cuore».

Per l’Arma dei carabinieri, il Generale di Divisione, Antonio Jannece, Comandante della Legione Campania. «Le nostre stazioni a Sarno, Siano, Quindici, Bracigliano erano parte della popolazione che era stata oggetto della calamità, ed hanno vissuto le stesse sorti dei cittadini. Vi è stata l’attivazione immediata delle operazioni di soccorso. Questo è lo spirito del carabiniere che è parte della comunità».

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