Brevi Cronaca Primo Piano

Sfruttavano il lavoro di donne straniere, due imprenditori sarnesi denunciati

Maxi operazione contro il caporalato nei campi dall’Agro Nocerino Sarnese

I carabinieri del comando provinciale di Salerno hanno effettuato una serie significativa di servizi coordinati di controllo del territorio, finalizzati al contrasto del fenomeno del caporalato e del lavoro sommerso, in stretta sinergia operativa con i carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Salerno, monitorando diverse aziende agricole e di allevamento, collocate prevalentemente nella Piana del Sele e nell’agro nocerino-sarnese.

I controlli, che hanno visto impegnati per tutto il periodo indicato duecento militari del reparto territoriale di Nocera Inferiore, delle compagnie di Battipaglia, Eboli, Mercato San Severino, Agropoli e Vallo della Lucania, sono stati mirati a monitorare le condizioni di impiego dei lavoratori stagionali, prevalentemente stranieri provenienti dall’area balcanica e dal Maghreb, impegnati nella raccolta dei prodotti agricoli presso diverse aziende oggetto di verifica, per verificare regolarità di assunzione, documentazione previdenziale e eventuali fenomeni di caporalato, per lo più da parte di connazionali.

A Sarno, i carabinieri hanno deferito in stato di libertà O.A. (classe ’67 di Pagani, imprenditore, titolare di un’agenzia per il lavoro interinale) e F.A. (classe ’61, di San Marzano sul Sarno, imprenditrice, titolare di un’industria conserviera di Poggiomarino) per aver reclutato sette lavoratrici straniere organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata dallo sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno e di necessità delle predette, con la sistematica violazione della normativa sull’orario di lavoro e sulla retribuzione. Nell’ambito del controllo, inoltre, i carabinieri hanno accertato che altre due persone (D.P.F., classe ’65, e C.E., classe ’64, entrambi di Pagani) hanno avuto parte attiva nel reclutamento delle lavoratrici, svolgendo attività di intermediazione per l’assunzione fittizia delle donne, procurando un ingiusto profitto pari all’indennità di disoccupazione erogata dall’Inps. Il Mattino.it

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