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Dolore ai funerali di Jemila: “Proteggi mamma e Mourad”

Chiesa gremita a San Valentino Torio, palloncini e fumogeni e la canzone di Vasco Rossi

Di Rossella Liguori

«Quando ormai si vola, non si può cadere giù…» La voce di Vasco Rossi echeggia nella navata della chiesa di San Giacomo Maggiore a San Valentino Torio, abbraccia la bara bianca che custodisce la piccola Jemila ed i suoi sogni. Oggi la stessa chiesa accoglierà Rosario. Accanto al feretro c’è Hedi, il papà. Ha una mano fasciata. Scuote la testa in continuazione, ed è come un «no» senza fine. Piange la figlia, prega per la moglie ed il figlio che sono in gravissime condizioni. «E da qui, qui non arrivano gli angeli, con le lucciole e le cicale» La musica si fa incalzante e rimbomba fino all’esterno. Jemila ora sembra essere sopra tutti, in un posto che si legge negli occhi degli amici.

«Saranno abbracciati – dice Emanuela – lei e Rosario. Ci guardano dal cielo, sicuramente sorridono mentre noi stiamo ancora cercando una risposta a tutto questo». Il dolore si tocca con mano. Ci sono i palloncini bianchi che si agitano ad ogni colpo di vento, i coriandoli a forma di cuore incorniciano la scalinata. Si accendono dei bengala, il fumo bianco investe la strada, i fiori poggiati sul feretro, e poi si alza verso il cielo. «Jemila uscirà dalla chiesa come fosse una sposa».

Don Alessandro Cirillo ai giovani: “Siate uniti come loro”

Don Alessandro Cirillo dall’altare ha parole che si spezzano in gola. È la commozione che si mescola alla forza per restituire parole di conforto, di speranza perché la mamma Giusy ed il fratellino Mourad, 8 anni, ancora combattono in un letto di ospedale. «Dolce Jemila – dice il parroco – Ora che sei al cospetto di Dio, chiedi vita per la tua mamma ed il tuo fratellino. Le nostre parole per quanto cercate ed apprezzate sono incapaci di riscaldare il cuore dei familiari ed aiutarci ad alzare lo sguardo per non essere risucchiati nel vortice del dolore. Le tante, troppe domande che rimbalzano nei nostri cuori, dichiarano che siamo alla ricerca di una parola che rompa il silenzio, invocano che il buio ed il freddo di questo dolore siano illuminati. Rimanere imprigionati in questa nebbia di dolore è morire a nostra volta. La fede ci darà la forza perché vivere lo dobbiamo a Jemila e Rosario». Don Alessandro si rivolge ai tanti ragazzi presenti in chiesa che sono piegati da una sofferenza inaspettata.

«I sogni di Jemila e Rosario impattano con la morte, ma c’è un desiderio che si rinnova attraverso loro. C’è più sete di amore, ricerca di giorni, ricordate di essere uniti come lo sono stati loro. Cari ragazzi, una cosa dovete considerare: la nostra vita è preziosa e fragile. È un cristallo. È da vivere intensamente e custodire. Mi piace pensare Jemila e Rosario insieme ad alimentare oggi i vostri sogni perché i loro sono stati interrotti, e saranno loro, se necessario, a richiamarvi sempre alla bellezza della vita, perché possiate viverla, amarla, difenderla». Gli amici e le amiche hanno addosso le magliette dove Jemila e Rosario sorridono. Una gioia che oggi sembra lontana. Emanuela Miranda è tra le migliori amiche di Jemila.

«Era generosa, amorevole. Riusciva sempre ad aiutare tutti. Io l’ho sentita tramite whatsapp qualche ora prima dell’incidente. Tra lei e Rosario c’era un amore puro, incondizionato. Litigavano, ma poi facevano subito pace. Ci piace pensare che questo sia il loro “per sempre”». Francesco Vastola ricorda i sogni dei due ragazzi. «Volevano vivere insieme. Due ragazzi speciali, erano una coppia felice, da invidiare. Quando ho avuto la notizia dell’incidente non volevo crederci. Abbiamo sperato fino alla fine che almeno Rosario si salvasse. Siamo andati in ospedale e ci hanno detto non ce l’aveva fatta»

 

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