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Decreto Legge sicurezza, la bozza: carcere per chi truffa gli anziani

Consiglio dei ministri è convocato giovedì 16 novembre 2023, alle ore 13.30 a Palazzo Chigi

Sanzioni più dure per chi non si ferma all’alt delle forze di polizia ai posti di blocco.

È uno degli articoli dei disegni di legge in materia di sicurezza che andranno oggi in Consiglio dei ministri e che stabilisce modifiche al codice della strada «in materia di inosservanza delle prescrizioni impartite dal personale che svolge servizi di polizia stradale». In particolare, la bozza stabilisce una sanzione da 100 a 400 euro (al momento è da 87 a 344 euro) per chi, ad esempio, si rifiuta di esibire i documenti di guida o far ispezionare il veicolo.

La sanzione passa invece da 200 a 600 euro per chi non rispetta l’invito a fermarsi. In caso di reiterazione nei successivi due anni, scatta anche la sospensione della patente fino ad un mese. Molto più alta, infine, la sanzione se si viola un posto di blocco (che prevede il ‘graduale arresto di tutti i veicolì): da 1.500 a 6mila euro e la sospensione della patente da 3 mesi ad un anno.

Carcere per chi truffa gli anziani

Prevista anche un’aggravante per chi truffa gli anziani. La pena, secondo quanto si legge in una bozza del provvedimento, innalza la reclusione prevista dagli attuali 1-5 anni a 2-6 anni, con l’introduzione di una multa da 700 a 3.000 euro consentendo così l’applicazione della misura cautelare in carcere.

Rinvio pena facoltativo per donne incinte

Rinvio della pena facoltativo, e non più obbligatorio come è oggi, per le donne incinte e le madri con figli fino ad un anno d’età. La modifica al Codice penale è contenuta in uno dei disegni di legge sulla sicurezza domani all’esame del Consiglio dei ministri. L’esecuzione della pena dovrà sempre e comunque avvenire presso gli istituti a custodia attenuata e non nelle carceri.

Stretta contro le rivolte in carcere

Fino a 8 anni per chi organizza e dirige una rivolta in carcere e fino a 5 per chi vi partecipa. In una delle bozze viene infatti aggiunto nel codice penale l’articolo 415 bis, “Rivolta in istituto penitenziario”: «Chiunque, all’interno di un istituto penitenziario, mediante atti di violenza o minaccia, tentativi di evasione, di resistenza anche passiva all’esecuzione degli ordini impartiti, commessi/posti in essere in tre o più persone riunite, promuove, organizza – si legge nel testo – dirige una rivolta è punito con la reclusione da due a otto anni».

Per chi partecipa la pena è da uno a cinque anni mentre «se il fatto è commesso con l’uso di armi la pena è della reclusione da tre a dieci anni». Se nel corso della rivolta, o come conseguenza dei disordini, qualcuno dovesse essere ucciso o dovesse riportare delle lesioni, si legge ancora, «la pena è della reclusione da dieci a venti anni».

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