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Dal Titanic a Sarno. La storia di Thomas

Di Gaetano Ferrentino

Da Belfast a Sarno a caccia delle sue radici. Thomas Cowan, ingegnere idraulico irlandese, insieme alla moglie, sostavano a Napoli, quando hanno deciso di deviare per una meta inconsueta e fuori dal circuito turistico classico. Niente Sorrento, niente Pompei, niente Capri. Circumvesuviana e destinazione Sarno.

Thomas porta a spasso il peso di una storia interessante. Suo nonno omonimo, protestante, in Irlanda del Nord, si sposò con una donna cattolica e fu costretto ad andare via da una terra ricca di conflitti religiosi per vivere serenamente con la sua compagna. Belfast, in quegli anni, era un importante centro tessile, noto per la lavorazione della canapa e del lino. Thomas senior era diventato un ottimo meccanico industriale. Aveva perfino lavorato alla realizzazione del Titanic nei cantieri navali della capitale dell’Irlanda del Nord. La ditta per la quale lavorava si aggiudicò una importante commessa in Italia e Thomas scelse di venire a Sarno, in quegli rinomato centro filandiero che intratteneva scambi importanti con la sua città. Trovò accoglienza, grazie ad amicizie, presso la filanda D’Andrea che stava convertendo e rimodernando le macchine tessile, lavorando all’alimentazione idraulica.

Nel 1925, Thomas ebbe un figlio al quale impose il nome di Tommaso Antonio, registrato all’anagrafe locale, e, dopo qualche anno che ebbe messa la sua arte a servizio del filandiere D’Andrea, tornò in patria. Tommaso Antonio, nato a Sarno, a sua volta, ebbe dodici figli, uno dei quali è Thomas che viene notato per puro caso, a cena dal “Romano”, dalla professoressa madrelingua Joe Ann Forbes, richiamata dalla titolare della trattoria per problemi di traduzione. Thomas, ovviamente, parla solo inglese. E qui si apre uno scenario interessante nel quale vengo coinvolto per le conoscenze di storia locale. Così, portiamo Thomas a visitare la filanda D’Andrea, parlandogli dell’epoca fascista nella quale il nonno venne a Sarno, con sindaco Lucio Grimaldi. Lui ci parla dell’Irlanda di Michael Collins e dei conflitti. Ci racconta del soggiorno del nonno in villa Fiscone, della sua casa in corso Risorgimento e del profondo scambio epistolare che, comunque, il suo antenato continuava a intrattenere con D’Andrea al punto che ci mostra foto di cartoline antiche originali di quelle riproduzioni che ricerchiamo per osservare la Sarno antica.

A Belfast arrivavano vino, olio, giocattoli. Ci racconta del fatto che, forse, il papà, figlio di due irlandesi, era adottato in quanto da un esame del Dna era uscito sangue italiano compatibile con tale Annunziata in Virginia, negli Usa. “Non si spiega diversamente- racconta Thomas- il fatto che mio padre fosse moro, mentre i miei nonni erano rossi e con gli occhi azzurri”.

E tutto è possibile, visto che, spesso, in passato, le coppie che non potevano avere figli ricorrevano alla legittimazione di figli di famiglie numerose e povere al momento della nascita. Il suo desiderio di vedere la cassa idraulica della D’Andrea, inaccessibile, lo assecondiamo con il libro “Quando Berta filava” dell’architetto Raffaele Di Domenico puntuale nel documentare. il nonno Thomas era stato l’autore di alcune parti di quell’impianto all’epoca all’avanguardia. Camminiamo per via De Liguori mostrandogli ancora la sorgente e le pertinenze della vecchia filanda e lui si sente orgoglioso di passeggiare in quei posti dove il nonno era vissuto. “Sono felice di aver scoperto che una città così piccola racchiude una storia tanto antica non solo legata alle filande, ma a tante epoche storiche. Ho riscoperto l’importanza di Sarno e mi piacerebbe mantenere vivo questo legame con Belfast e l’Irlanda per i tratti di storia in comune che abbiamo”.

Quando Sarno era un importante polo industriale e dialogava direttamente con l’Europa.

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