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Critiche per la scultura nel cantiere l’autore: «in ricordo del vecchio lavatoio ma sbagliati i tempi di installazione»

Il paradosso della scultura messa al centro del cantiere dei lavori pubblici. Prolungamento Matteotti è un’incompiuta da mesi, un cantiere a rilento con calcinacci e transenne ovunque, eppure tre giorni fa è stata installata l’opera d’arte al centro della rotonda. Piovono polemiche ed interviene anche l’autore della scultura. «Sbagliati i tempi, andavano prima completati gli interventi». Così Ugo Cordasco, architetto ed artista, con le sue ispirazioni e visioni, concetti che restano intagliati e raffigurati nelle sue «creature» come «Morte di una lavandaia» che fa bella mostra al centro della rotatoria a ricordare il vecchio lavatoio di Rivo Cerola, a pochi passi dall’installazione. La prima opera pubblica per l’architetto sarnese ed un battesimo di fuoco con critiche e polemiche arrivate da ogni parte.

«Non mi spaventano le critiche se costruttive, anzi in tanti hanno difeso il mio lavoro. Credo si colpisca me a causa dei lavori a rilento». Una costruzione complessa che richiama la vecchia Sarno; in un gioco di geometrie ed assi il tempo in cui la zona era animata dallo «sciabordare della lavandaia con tonfi e lunghe cantilene». L’opera è costata mesi di lavoro, donata dallo stesso Cordasco, i costi affrontati dal Comune sono le sole spese del materiale. Tutto svalutato a causa del degrado che è intorno. Materiale di risulta accantonato, grossi tubi che giacciono sui marciapiedi, manto stradale saltato, muri perimetrali crollati, verde incolto. «Spiace tutto questo polverone – spiega Cordasco – In realtà c’è stata una tempistica sbagliata, la rotatoria non è ancora completata quindi bisognava procedere diversamente. La scultura andava coperta, ma per una questione tecnica non è stato possibile. La verniciatura emana ancora delle esalazioni e avvolgerla avrebbe rovinato la vernice. È vero che non c’è neppure il nome sotto né tantomeno una targa a commento». «L’opera vuole essere un po’ una denuncia. Rappresenta una lavandaia, secondo la mia visione, che lava i panni, ma non ha più le braccia perché non c’è più l’acqua. C’è una apertura nel ventre, dove passano delle lance, raffigurano la ferita al cuore per l’abbattimento del lavatoio che, probabilmente non aveva un pregio architettonico, ma certamente ambientale e sociale».

Rossella Liguori

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