Cronaca Primo Piano

Blitz dei Nas all’ospedale di Sarno: contagi e caos.

Nas al pronto soccorso di Sarno, assenza di percorsi protetti, caos tra pazienti positivi, sospetti casi Covid, ambulanze. Chiude il presidio di emergenza ed ora garantisce solo assistenza ai codici rossi. E’ quanto emerso nella giornata di ieri, dopo che sabato scorso, a quanto pare, il Nucleo Anti Sofisticazioni è arrivato al Martiri del Villa Malta in via Sarno Striano.

Dunque, il 118, con urgenze “differibili” viene smistato verso altri presidi ospedalieri che di fatto continuano ad affollarsi, in primis quello di Nocera Inferiore.

 

Un controllo necessario, quello dei Nas, come avvenuto in altri nosocomi dell’agro sarnese nocerino, dopo l’allarme lanciato dai pazienti e dagli operatori sanitari sulla situazione al limite che si vive tra pronto soccorso e reparti, con contagi che passano di corridoio in corridoio, e percorsi puliti e protetti non garantiti.

Una tenda inutilizzata ed impraticabile, insieme ai containers donati dagli imprenditori sarnesi già lo scorso marzo e che, da quanto raccontato dagli operatori del pronto soccorso, non sarebbero stati mai attrezzati ed organizzati.

Una rete di pre triage che resta, a quanto pare, solo nelle intenzioni un sistema vincente, perché di fatto non è stata mai messa in moto per riuscire a creare condizioni di sicurezza nell’assistenza.

Così, l’ospedale di Sarno continua la sua sofferenza sotto il peso del Covid, mentre la rampa di acceso al pronto soccorso resta al buio e le vetrate chiuse. La denuncia di condizioni anomale e rischiose era scattata circa due mesi fa, con l’allarme da parte di medici ed infermieri. Fino poi, all’epilogo di decine di contagi tra gli operatori.

Prima la chiusura del reparto di Ginecologia ed Ostetricia, con infermiere, ostetriche, pediatre e pazienti contagiate, poi, il collasso del pronto soccorso con casi covid sistemati nelle stanze e spazi comuni e servizi condivisi con altri pazienti. Scongiurata la conversione del nosocomio sarnese in presidio Covid, resta l’urgenza di coordinare i percorsi protetti.

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