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«Adesso basta con le fake news il virus fa male anche ai piccoli»

«In giro troppe fake news il virus fa male anche ai piccoli vaccinarli è un atto d’amore». Intervista al dottore Salvatore Guercio Nuzio, specialista in pediatria.

«In Italia, con 36 decessi dall’inizio della pandemia, principalmente tra bambini con patologie croniche importanti, l’infezione da Sars CoV-2 è ormai fra le prime dieci cause di morte in età pediatrica, superando anche i decessi per meningite».

A parlare è il dottore Salvatore Guercio Nuzio, specialista in pediatria ed endocrinologia pediatrica. Traccia le linee della campagna vaccinale per i bimbi, nella fascia di età 5-11 anni, partita a pieno regime ieri. Tra qualche dubbio dei genitori, tanti interrogativi, le priorità, il binario di azione è quello disegnato dal rapporto tra genitori e pediatra. E proprio nella giornata è stata avviata l’inoculazione della prima dose ai bimbi in età pediatrica; gli ospedali ed gli hub si sono trasformati in sale colorate, proprio per accogliere al meglio i più piccoli e per rendere l’appuntamento col vaccino anche un momento sereno e giocoso.

Tra la ripresa a pieno regime della attività scolastiche ed extrascolastiche e la difficoltà dei bimbi a mantenere il distanziamento, vi è l’importanza di essere protetti grazie al vaccino, arrivando, quindi, alla riduzione di una possibile sintomatologia preoccupante che possa portare all’ospedalizzazione e gravi conseguenze.
Si cerca di recuperare una piccola e nuova normalità, fatta sempre di regole necessarie, ma con più sicurezze e serenità.


Intervista a cura di Rossella Liguori 


Dottore, quale è il ruolo della corretta informazione scientifica in questa fase, soprattutto per rassicurare i genitori?
«La buona informazione è alla base di scelte consapevoli basate esclusivamente sulle evidenze scientifiche. Per cui è importante sapere che tutte le società scientifiche dei pediatri, sia in sede internazionale che nazionale, hanno raccomandato con documenti ufficiali la vaccinazione fra i 5 e gli 11 anni, sulla base di studi scientifici che hanno convinto le autorità governative sui farmaci e i vaccini negli Stati Uniti, in Europa e in Italia ad approvarne l’uso in questa fascia di età. Sulla base dei dati scientifici ad oggi disponibili e non provenienti da fake news, dopo la mia personale valutazione rischi e benefici, indispensabile in ogni atto medico ed in particolare in quelli che riguardano l’infanzia, considero altamente raccomandabile la vaccinazione».

Ci sono delle priorità da tenere in considerazione?
«Io auspico sempre un’organizzazione valida ed efficace della campagna vaccinale, atta a selezionare innanzitutto la popolazione più a rischio anche nella fascia d’età 511 anni, e indirizzarla verso la prima dose. È indispensabile avviare la campagna vaccinale dei bambini per priorità, tutelando innanzitutto le cronicità, e proseguire con un’ulteriore e definitiva azione di sensibilizzazione fra i soggetti non vaccinati, ripensando alla vaccinazione come un gesto solidale per la salute di tutti, una visione d’insieme che sino ad oggi è mancata e che invece darebbe un significato diverso alla vaccinazione, non più costrizione o scelta forzata ma atto d’amore per se stesso e per i propri cari».


Quanto è importante, in questo momento, avere una accelerata per le terze dosi degli adulti, soprattutto se a contatto con bambini?

«Parallelamente all’avvio della campagna vaccinale dei bambini, è auspicabile un’ulteriore e definitiva accelerata della campagna vaccinale fra gli adolescenti e gli adulti che vivono e magari lavorano tutti i giorni con i bambini. Se da un lato le somministrazioni delle terze dosi di vaccino proseguono estremamente a rilento, infatti, dall’altro circa 6 milioni di italiani vaccinabili non ha ancora ricevuto una dose vaccinale e questo è inaccettabile, perché i bambini in età scolare si proteggono dall’infezione non solo attraverso la somministrazione del vaccino, ma anche e soprattutto garantendo loro un ambiente sicuro e protetto, sia a casa che in ambiente scolastico, cercando di ridurre al massimo i contatti con soggetti ancora non vaccinati e con probabile potenziale carica virale infettante».

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