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A Nola il 171° anniversario dell’Arcivescovo Domenico Narni Mancinelli

In occasione del 171° anniversario della salita al cielo dell’Arcivescovo Domenico Narni Mancinelli, il Colonnello Enrico Amorino, figlio di Donna Carmela dei conti Narni Mancinelli, ha organizzato una cerimonia commemorativa in memoria dell’illustre antenato. Il Sacro rito, tenutosi il 17 novembre nella Parrocchia di Maria SS. del Rosario di Nola, Località Cinquevie di Selve, è stato presieduto da S.E. Mons. Salvatore Giovanni Rinaldi, Vescovo Emerito della Diocesi di Acerra, assistito da Don. Umberto Sorrentino Parroco di Cinquevie di Selve. Durante la celebrazione il Cav. Prof. Antonio de Stefano, Rappresentante per Nola dei Cavalieri del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e assistente alla segreteria e consigliere della Delegazione di Napoli e Campania dell’inclito Ordine cavalleresco ha rivolto, agli astanti e alle Autorità civili e religiose intervenute, l’indirizzo di saluto del Delegato di Napoli e Campania, il Marchese Don Carlo de Gregorio Cattaneo, Principe di Sant’Elia, nonché di S.E. il Duca Don Diego de Margas Machuca, Presidente della Real Commissione per l’Italia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Al termine della Santa Messa, il Colonnello Amorino ha deposto ai piedi della lapide commemorativa dei Caduti per la Patria ivi esistente, un serto di alloro in loro memoria.

 

L’Arcivescovo Domenico Narni Mancinelli, nato a Nola il 29 marzo 1772 e morto a Caserta il 17 aprile 1848, figlio del Conte Pasquale e di Donna Riccarda Cappello (nipote del Papa Clemente XII), laureato in Giurisprudenza, abbandonò le cure forensi ed abbracciò lo stato ecclesiastico, distinguendosi per pietà e dottrina; fu confessore dei francesi al tempo della loro dominazione in Napoli, predicatore attraente ed elegante, Maestro del Sacro Collegio di Teologia nell’Università di Napoli e canonico della Metropolitana di Napoli, fu da re Ferdinando I di Borbone eletto Arcivescovo di Cosenza, dove ebbe stima di Vescovo mansueto ma severo. Infaticabile visitatore di quei luoghi aspri e difficili. Designato il 5 dicembre 1831 dal re Ferdinando II e nominato il 24 Febbraio 1832 dalla Santa Sede alla Cattedra di Caserta, alla quale, per effetto del concordato del 1818 era stata unita quella di Caiazzo. Istituì nella cattedrale il collegio dei Mansionari e un orfanotrofio a Caserta ed un altro a Caiazzo dove consacrò l’altare maggiore delle Clarisse e fece costruire, a sue spese, le dietro stanze nella parte orientale del palazzo vescovile. Con un viaggio personale a Roma, pur essendo malato di gotta, ottenne il trasferimento del Capitolo Cattedrale da Caserta Vecchia a Caserta Nuova, in data 1 febbraio 1842; rese fiorente il Clero ricco di novecento ecclesiastici di qua e di là del Volturno, dei quali molti brillavano per zelo e per dottrina; i tre seminari raccoglievano più di 260 giovani aspiranti al sacerdozio, studiosissimi di filosofia e della teologia morale di Sant’Alfonso. Il clero ogni settimana teneva le sue riunioni di Teologia e Liturgia e, ogni domenica, tutti i sacerdoti percorrendo le vie della città e dei sobborghi attiravano i fanciulli al catechismo parrocchiale. Fondò in Maddaloni la Congregazione Missionaria per l’evangelizzazione delle Parrocchie di campagna. Durante il colera del 1837 si prodigò a tutt’uomo in quella funesta calamità che richiese l’apertura di uno speciale cimitero a Santa Maria di Macerata presso San Clemente come si prodigò l’anno seguente per una tempesta orribile che abbatté un lungo tratto del seminario di Falciano.

Fu per trent’anni Vescovo, quattordici a Cosenza e sedici a Caserta; fu la guida e il direttore spirituale di Santa Antida Touret fondatrice della congregazione delle Suore della Carità. Passò la vita sempre tormentato dai dolori della podagra che spesso lo inchiodarono a letto per mesi. Morì nell’età di 78 anni il 17 aprile 1848 e fu sepolto nella Cappella del SS. Sacramento nella nuova Cattedrale di Caserta con un epigrafe dettata dal Capitolo. Godette della benevolenza della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie, nelle persone degli Augusti Sovrani Ferdinando I e Ferdinando II, dei quali fu attenta guida spirituale. Fu Commendatore di Giustizia Melitense e Commendatore di Gran Croce del Real Ordine di Francesco I. Considerato l’attaccamento del Monsignore alla Real Casa dei Borbone delle Due Sicilie, hanno preso parte al Sacro rito i Cavalieri della Delegazione di Napoli e Campania – Rappresentanza di Nola del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. L’antichissimo Ordine Costantiniano costituito già nel 312 dall’Imperatore Costantino il Grande, al quale, durante la vittoriosa battaglia contro Massenzio a Ponte Milvio, il 28 ottobre del 312, apparve la leggendaria Croce luminosa con la scritta “In Hoc Signo Vinces”. Il suo originario nucleo era formato da cinquanta Cavalieri scelti per la Guardia personale dell’Imperatore ai quali fu affidato anche il Labaro imperiale, sopra cui risplendeva la croce con il monogramma di Cristo. Dedicato a San Giorgio soldato della Cappadocia martorizzato al tempo dell’Imperatore Diocleziano, l’Ordine fu posto sotto la regola di San Basilio e nel 456, ad istanza dell’Imperatore Marciano, fu approvato dal Papa San Leone Magno. In seguito ad alterne e non poche controverse vicende dinastiche, oggi il Gran Maestro è S.A.R. il Serenissimo Principe Don Pedro di Borbone Due Sicilie e Orléans, Duca di Calabria e Conte di Caserta (Annali della Società di Storia Patria di Terra di Lavoro – Biblioteca dell’Abbazia di Montevergine).

 

 

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