Voleva aumentare le prestazioni in palestra, finisce in fin di vita

Redazione
Da Redazione aprile 2, 2015 11:15

«Per due mesi ho lottato tra la vita e la morte. Ho rischiato un trapianto di fegato, a causa di una gravissima intossicazione da farmaco». Con queste parole A.S. ha iniziato giorni fa, davanti al giudice, la sua drammatica testimonianza. Il 41enne nocerino, atleta di kickboxing, è stato il primo a fornire la propria testimonianza nel processo che vede imputata M.L.G.. Quest’ultima, all’epoca dei fatti istruttrice nel centro sportivo di  Pagani, deve rispondere del reato di somministrazione di farmaci pericolosi. L’udienza ha registrato le testimonianze della presunta vittima, della moglie, di un consulente medico e dell’ispettore della sezione p.g. della polizia Senise Califano, che eseguì le indagini. «Ho praticato attività sportive per 20 anni – ha raccontato S. – poi nel 2010 cominciai una nuova attività fisica. Mi affidai all’istruttrice G., che mi prospettò la possibilità di ottenere risultati migliori attraverso la somministrazione di alcuni prodotti che lei era in grado di procurare». Secondo il racconto, il 41enne accettò quella proposta, pagando 300 euro per l’acquisto della merce.

La somministrazione dei farmaci, prima il «Decadurabolin» e poi il «Winstrol», sarebbe avvenuta tramite iniezioni presso la casa di G.. In virtù anche di alcune ripetizioni di inglese che la stessa avrebbe dato al 41enne nocerino. Ma ad un aumento della massa muscolare (di circa dieci chilogrammi), per S. sorsero anche diversi problemi di natura fisica che gli costarono ben due ricoveri: prima a Nocera e poi all’Humanitas di Milano, presso il reparto di ematologia su suggerimento di un medico epatologo. «Vidi che aveva problemi agli occhi – ha ricordato la moglie – e il colore della pelle oscillava tra il verde e il giallo. La sua urina invece era di un colore rossastro strano. I risultati degli esami ematici evidenziarono valori del tutto alterati e fuori controllo. Ricordo che in ospedale, G. telefonò a mio marito dicendo di non riferire cosa avesse preso». A domanda del giudice sul perché non avesse denunciato tutto subito, l’atleta ha replicato: «Ho dovuto pensare a salvarmi la vita, comunque compromessa». I danni causati da quei farmaci, stando ad una denuncia presentata nel 2012, sarebbero infatti risultati essere «permanenti». L’avvocato difensore di G., Rita Marchitiello, aveva invece chiesto al tribunale l’imputazione anche per S., in qualità di assuntore di farmaci pericolosi. Richiesta che però il giudice ha rigettato. Quei farmaci, S. li avrebbe presi per circa un mese e mezzo. Il Winstrol, ad esempio, gli sarebbe stato somministrato due volte a settimana per un totale di 15 fiale. Quest’ultimo – stando anche a quanto riferito da un consulente medico in udienza – è proibito, sia in termini di assunzione che di prescrizione. In quanto, non solo tossico per il fegato, ma in grado di provocare epatiti e persino tumori.

Al termine dell’udienza, ha reso la sua deposizione anche l’amministratore della palestra di Pagani, che ha spiegato di non aver mai avuto lamentele, da parte della sua clientela, sull’operato dell’istruttrice. La quale, dopo essere stata denunciata, fu poi licenziata. Nella sua denuncia, con l’assistenza degli avvocati Carlo De Martino e Monica Abagnara, A.S. mise nero su bianco un ulteriore motivo che lo spinse a recarsi dai carabinieri: «Ritengo che altri ragazzi possano rovinarsi l’esistenza attraverso l’assunzione di tali sostanze illegali somministrate senza scrupoli da persone che non hanno nessuna qualifica per farlo». Il tribunale si è aggiornato al febbraio 2016, per una nuova udienza con la deposizione di nuovi testimoni.

Nicola Sorrentino

Redazione
Da Redazione aprile 2, 2015 11:15

Seguici su…