VIDEO | La paura ha il volto degli assenti.

Redazione
Da Redazione novembre 23, 2015 12:18

VIDEO | La paura ha il volto degli assenti.

Riportiamo l’articolo pubblicato dal quotidiano “Il Mattino” a firma del giornalista Antonio Manzo ed il video realizzato dalla nostra redazione.

La paura ha il volto degli assenti. Sono davvero pochi i musulmani campani che gridano a Sarno «no al terrorismo», che «a Parigi hanno agito degli assassini non i musulmani».

Sfilare non basta più, ma le assenze pesano ancora di più. A Sarno i musulmani non sfilano sotto gli hastag #notinmyname, come a Roma e Milano, dove pure erano in pochi. Solo tatzebao con cartoni celesti dove spiccano le frasi contro il terrorismo. Ma delle centinaia di musulmani che frequentano i centri islamici o le moschee in Campania non vi è traccia.

Campani convertiti, maghrebini, siriani, balcanici sono lontani da questa pronuncia pubblica del «no al terrorismo islamico». Perfino la galassia «moderata», spesso invocata come demarcazione tra religione e violenza, sembra essere stata nascosta dalle nubi che sovrastano Sarno. Sfilano pochissimi giovani musulmani con il rischio che gli imam della prima generazione continuino a predicare la moderazione, mentre in capannoni dispersi, appartamenti, negozi trasformati in sale di preghiera si predichi, invece, lo spirito salafita.

Alle tre del pomeriggio, la città ti appare sotto il cielo gonfio di nuvole e pioggia, proprio come in quei giorni tragici dell’alluvione del 1998. Transenne e blindati di polizia e carabinieri, percorsi obbligati ma solo gruppi sparsi di musulmani, nessuna donna. Sì, proprio nessuna. Mohamed Lilif, vice presidente di un’associazione solidale, è anche un mediatore culturale impegnato spesso per conto del comune di Sarno, 33mila abitanti, dove risiedono 1400 musulmani, la metà marocchini. «La manifestazione? Forse alla vigilia doveva essere meglio organizzata ma, soprattutto, spiegata e fatta condividere». Va dritto per la sua strada Arbil Dernati, il giovane imam di Sarno che ha avuto comunque il coraggio di lanciare la sfida del «no al terrorismo islamico» e che continua a denunciare l’Isis come «una banda di criminali ed assassini» che non fanno bene alla causa dell’Islam.

La scenografia c’è, è anche ad effetto. Ti appare con la foto di Valeria Solesin, la studentessa veneziana morta con una raffica al petto esplosa dei terroristi islamici al Bataclan. Accanto a lei la bandiera italiana, sul selciato una lunga fila di lumini, come nei cimiteri. L’omaggio a Valeria è di Arbil, seguito dai pochi musulmani presenti. In piazza non ci sono i sarnesi, non ci sono politici, i volti autoctoni sono quelli di poliziotti in borghese. Parla Fatiha Chakir, marocchina di Casablanca ma ormai italiana a tutto tondo. Lei conosce bene il mondo musulmano, arriva dalla piana del Sele. È mediatrice culturale, addolorata da giorni perché «pseudo musulmani sporcano il nome di miliardi di fedeli». Una ricetta lei ce l’ha: «Dobbiamo essere noi a dover capire dove si nascondono i fanatici nel nome dell’Islam. Io posso testimoniare che in Campania ci sono alti livelli di integrazione».

E che sia presente Massimo Cozzolino, leader politico dei musulmani di Napoli, è comunque il segno di attenzione per la manifestazione di protesta Sarno disertata proprio dai musulmani. Alla moschea di piazza Mercato a Napoli, proprio Cozzolino ha «firmato» un esempio di integrazione. Dice Cozzolino: «Condanna netta per gli atti di Parigi ma anche difesa di una democrazia delle libertà, cioè rispetto per tutte le religioni. Gli attentati di Parigi mettono a repentaglio anche la vita dei musulmani che vivono in Italia, con donne offese in strada e bambini nelle scuole». Arriva padre Manlio Di Franco, il francescano superiore del convento di Foce. Chiede lui ad alcuni musulmani presenti in piazza incontri «per conoscersi meglio, dialogare, chiedere al Comune di prevedere un’area di sepoltura per i musulmani».

Il sangue di Parigi sembra allontanarsi quando al grido «condanniamo tutti i terrorismi» c’è chi crede che il Daesh è stato creato dai servizi segreti occidentali, come la Cia, o come vendetta storica di Israele. La condanna di Sarno ai terroristi parigini c’è, manca quella del popolo musulmano che vive in Campania. Assente, qui. Giri tra i musulmani presenti e puoi trovare anche esempi di integrazione. Sono giovani musulmani, terza generazione, che parlano un perfetto italiano e studiano negli istituti superiori di Sarno e dell’Agro nocerino sarnese. Condannano il terrorismo senza mezzi termini e ragionano sul loro futuro «consapevoli che l’integrazione che abbiamo vissuto è un fattore decisivo per il rispetto tra le religioni». Amid e Mohammed Habachi, diciassette e venti anni, sono due fratelli che arrivarono in tenera età a Sarno dove il papà era già approdato agli inizi degli anni Novanta. Ragionano consapevoli della realtà difficile, di questi tempi. Studiano informatica, elettronica. «Il contatto con i nostri amici italiani, a scuola – dicono – non è affatto problematico. Anzi, produttivo. Per noi il futuro è in Italia e i terroristi assassini ci complicano l’esistenza…». Per farti capire di come siano evoluti i tempi negli ultimi venti anni, ti raccontano del padre che, appena arrivato a Sarno, frequentava solo amici marocchini. «Ora davvero le porte dei nostri amici italiani sono aperte e non abbiamo nessun interesse a chiuderle. Nè loro lo faranno» ti dicono. Insieme a loro un altro marocchino, giovanissimo. Salaheddine Chbani, studia a Nocera Inferiore per diventare meccanico. Assistono insieme alla manifestazione e, tra loro, si dicono se non sia il caso che a testimoniare il livello di integrazione e di tolleranza chiamino loro, giovanissima generazione. Mohamed, da cinque anni in Italia, è un algerino che vive a Sarno, moglie e tre figli: «È giusto venire in piazza per protestare contro i terroristi ma deve diventare obbligatorio per noi avvertire la polizia quando nelle nostre moschee ci accorgiamo di chi vuole seminare violenza». Inshallah. A Dio piacendo. Fonte: Il Mattino

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Da Redazione novembre 23, 2015 12:18

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