Un protocollo operativo sulle Adozioni Nazionali ed Internazionali.

Redazione
Da Redazione maggio 31, 2016 15:20

Un protocollo operativo sulle Adozioni Nazionali ed Internazionali.

Una piattaforma che si pone l’obiettivo della piena ed efficace presa in carico della coppia, attraverso la prevenzione di eventuali disagi e problemi psicologici e sociali del minore al suo arrivo, la realizzazione di un rapporto forte, complesso e significativo, tra la coppia e i soggetti istituzionali, pur nel rispetto delle indicazioni legislative, e non si limiti alla semplice osservanza delle esigenze burocratiche.

La promozione, insomma, della cultura dell’adozione nelle comunità accoglienti.
Se n’è discusso Venerdì scorso presso il Palazzetto del Mare di Castellammare di Stabia (NA) grazie al convegno dal titolo “In cerca di un posto nel mondo”, organizzato dalla Cooperativa sociale “Eco” Onlus, che è tra i soggetti attuatori del Protocollo sulle adozioni insieme al Settore Politiche Sociali dell’Ambito N27 del Comune stabiese ed in collaborazione con l’ASL Napoli 3 Sud.
Un evento accreditato dall’Ordine degli Assistenti Sociali di Napoli e dall’Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata, che ha visto la partecipazione anche di numerosi sociologi ed educatori di ogni genere.
Per Sofia Flauto, Presidente di “Eco” onlus e, già Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, “la costruzione della genitorialità adottiva va intesa come percorso di crescita reciproca che parte dalle rispettive storie, aspettative, risorse e difficoltà”. “Profondi ed Inevitabili i timori che agitano quasi tutti i genitori ‘in attesa’ – ha spiegato la Flauto – spesso legati alle condizioni del bambino, alla sua salute psico – fisica. Dubbi sulla capacità di essere all’altezza del compito di essere accettati e amati dal figlio nascono di continuo. Naturalmente anche il bambino proverà sentimenti contrastanti provando, da un lato, la gioia per la prospettiva di avere qualcuno che si occupi di lui e, dall’altro, la paura di deludere le aspettative del papà e della mamma ed essere nuovamente rifiutato. E’ a partire da queste paure che i genitori e il bambino hanno il compito di costruire una buona relazione di appartenenza, reciprocamente gratificante”.
“Il convegno – ha dichiarato Alfonso Schettino, dirigente del settore Politiche Sociali e dell’Ambito N27 – ha avuto un duplice obiettivo: illustrare gli impegni che l’Ambito ha concretamente realizzato nel settore delle Politiche Sociali a partire dagli ultimi anni e, nel contempo, promuovere il Protocollo d’Intesa stipulato tra l’Ambito Territoriale Servizi Sociali N. 27, l’Asl Napoli 3 Sud e gli Enti autorizzati presenti sul territorio, con la costituzione di un’Equipe Integrata Adozioni”.
Maria De Martino, Direttore della Psicologia Integrata della Donna e del Bambino alla ASL Napoli 3 Sud ha presentato le finalità del Protocollo spiegando che “il percorso intende promuovere nella coppia la consapevolezza circa le proprie capacità e risorse rispetto alla genitorialità adottiva, in modo da consentire la crescita della responsabilità riguardo ai complessi aspetti relazionali e affettivi della filiazione adottiva”. “Promuoverà – ha aggiunto la De Martino – l’eventuale attuazione di percorsi sanitari, scolastici, nella fase post – adottiva, per aiutare i nuovi genitori e il bambino ad affrontare e superare i problemi che possono presentarsi nella fase di attaccamento, inserimento e nelle fasi critiche del ciclo di vita del minore e della famiglia adottiva”.
Per Antonietta Guarino, Responsabile del Polo Adozioni e GIL3 presso l’ASL Napoli 3 Sud, “i compiti ardui derivano dalla genitorialità adottiva rispetto a quella biologica”, da qui nasce “un dolore connesso ad un’esperienza di vuoto, di assenza, assenza del figlio nella vita della coppia, assenza dei genitori nella vita del bambino”. L’abbandono, che è la condizione base per rendere un minore adottabile, mette il bambino in relazione con le Istituzioni, che hanno il compito di dargli genitori adeguati. A questo scopo l’Equipe adozioni dovrà attivare percorsi di formazione e di valutazione prima, durante e dopo il percorso adottivo che, come fine ultimo, devono tendere a scongiurare i fallimenti adottivi e il conseguente aberrante fenomeno della ‘restituzione’ del minore . Il Tribunale per i minorenni legittima la nascita adottiva e rende i genitori socialmente “veri”, mentre i percorsi psicologici per le coppie adottive tendono a favorire il nascere della legittimazione interna ad essere veri genitori di un figlio nato da altri. Questa prospettiva implica una “visione trasformativa” della genitorialità, fondata non più sulla trasmissione biologica, ma su un legame affettivo che si costruisce nel tempo. Il genitore deve essere formato ad accogliere, contenere in sé ed elaborare gli aspetti dolorosi legati alla storia passata del bambino, restituendo glie in forma meno angosciosa, per consentire al piccolo di dare ad essi un significato senza essere costretto a difendersene, rimuovendoli. “L’ obiettivo del convegno – rileva Gennaro Izzo, Assistente Sociale e Dirigente del Piano Sociale di Zona N33 – ha rappresentato l’opportunità di evidenziare il nuovo corso dei servizi sociali stabiesi e, contestualmente, un esempio concreto di integrazione tra Ambiti Territoriali (N. 27 ed N. 33). Il tema del ruolo del servizio sociale nel percorso adottivo è l’occasione per evidenziare un fatto concreto, percepibile sul campo: esiste una relazione di tipo diretto tra la qualità dei servizi previsti nei Piani Sociali di Zona ed il successo delle adozioni”. L’avvocato Sebastiano Schiavone ha invece affrontato il tema delle adozioni cosiddette “ a ciclo giuridico”, cioè quelle in cui un minore extracomunitario adottato anche se viene accolto in una famiglia adottiva, non perderà i legami con la sua famiglia di origine. In questo specifico caso maggiore attenzione

viene data alla mamma adottiva onde evitare il sorgere di dinamiche relazionali ed affettive turbolente. Per gli Enti autorizzati, la referente dell’Associazione “MARIANNA”, Francesca Cinque, ha parlato della importanza delle origini per i bambini adottati. L’associazione opera dal 2001 per l’Ucraina e ad oggi, ha 250 casi di minori ucraini di cui due sono stati “restituiti”.

“Quando una coppia che desidera adottare entra in associazione segue una formazione sul paese del minore che intende adottare”, ha spiegato.
Inserita nel programma la lettura di un passo emozionale tratto dal romanzo “Il Piccolo Principe” con in scena l’attore Giustino Vitelli. Infine, particolarmente toccante la testimonianza diretta della famiglia De Simone che ha condiviso con estrema sensibilità e tenerezza la propria esperienza personale, rievocando le difficoltà incontrate nella concretezza della vita quotidiana ma lanciando un messaggio di positività e di incoraggiamento a tutte le coppie che hanno deciso di intraprendere questo complesso ma delicato e quasi “magico” cammino.

I lavori sono stati coordinati dalla Sociologa Elena Carotenuto.

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Da Redazione maggio 31, 2016 15:20

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