Ultimo saluto ad Andrea, accanto al feretro lo strazio dello zio

Redazione
Da Redazione febbraio 24, 2015 11:02

Dall’obitorio a casa, per un ultimo saluto in quella abitazione che lo ha visto crescere. Poi in chiesa a pochi passi. Il feretro portato a spalla dagli amici, prima e dopo. Accanto alla mamma, il papà, le sorelle.  In una bara bianca il corpo di Andrea Donnarumma, 31 anni, morto per un colpo di fucile partito per sbaglio durante una battuta di caccia notturna, alla ricerca di cinghiali sulla montagna che sovrasta Sarno. Un pallettone schizzato dal fucile calibro 12 dello zio, Amedeo Donnarumma, 59 anni, ora indagato per omicidio colposo dal Pm titolare dell’inchiesta, Amedeo Sessa.  Una scivolata sulla terra instabile resa ancora più sdrucciolevole dalla pioggia battente. Il colpo che parte, raggiunge Andrea al gluteo destro, gli spezza le ossa, colpisce la femorale. Una ferita mortale. Dopo pochi minuti il 31enne muore dissanguato, quando arrivano i soccorsi già non c’è più niente da fare. Lo zio non si dà pace, eppure tutti lo hanno perdonato e nessuno lo ha mai guardato con occhi freddi o indagatori. “E’ stato un incidente” gli ripetono i familiari e gli amici. C’era anche lui al funerale, ieri, nella concattedrale San Michele Arcangelo di Episcopio. Stretto in un dolore che solo lui può capire, quello che non gli fa mormorare neppure una parola. Quello che ripercorre la scena  drammatica in cui ha dovuto lasciare Andrea in montagna per scendere a valle ed aiutare i soccorritori a raggiungere il sentiero, tra terra battuta e dirupi in un buio fitto. Mobilitati in tanti, giovani e meno giovani. Per quel ragazzo che aveva fatto tanti lavori, tutti finiti troppo presto, e poi la caccia al cinghiale per ricavare qualcosa e provare ad essere indipendente. Il corteo si è mosso lungo tutta la periferia con fiori bianchi a fare da tappeto ad ogni passo

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Da Redazione febbraio 24, 2015 11:02

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