Sindaco da una settimana: otto domande a Giuseppe Canfora

Redazione
Da Redazione giugno 16, 2014 11:39

Classe ‘54, è nato il 5 febbraio e andando a ritroso, nel 1848 dello stesso giorno Karl Marx veniva processato e poi assolto per attività sovversiva. Un giorno che lega Giuseppe Canfora al padre del “Manifesto del partito comunista”, del “socialismo” e della giustizia sociale.  L’azione rivoluzionaria, il cambiamento. Quello che il neo sindaco ha in mente per Sarno.  “Si è perso il contatto con i cittadini. – dice – Ora tocca a noi cambiare e capovolgere le cose”. Classe ’54 e Giuseppe Canfora è così il “sindaco nonno” dell’agro noverino sarnese. Anagraficamente il più “anziano” in un territorio che vanta il sindaco più giovane con Giovanni Maria Cuofano di appena 29 anni.

 

“Ora tocca a noi” è lo slogan che l’ha accompagnata in questa campagna elettorale. In effetti ora davvero tocca a lei ed alla sua squadra. Da cosa partirete?

 

Dalla fiducia. Ripristinare un clima di fiducia tra il palazzo ed i cittadini è il primo passo. Qualcosa in questi anni si è rotto. Il palazzo, le istituzioni sono diventate entità estranee, quasi astratte. Quindi la politica troppo lontana dalla realtà e dal territorio. Bisogna ristabilire la credibilità.

 

In realtà è già toccato a voi del centrosinistra, quando nel 2001 lei fu eletto sindaco. Durò poco, fino al 2003. Cosa accadde?

Io non ho lasciato. In realtà sono stato sfiduciato, mi ero dimesso sui problemi legati alla ricostruzione,  rispetto al mancato avvio della quinta fase. Mi dimisi, ma avevo intenzione di ritornare con una giunta anche più forte. Mi sfiduciarono perché avevo aperto ad una lista civica. Le dimissioni di 16 consiglieri su 30 fecero cadere la mia amministrazione.

 

Cosa ha fatto in questi 11 anni lontano dalla politica? Sembra che lei si sia dedicato esclusivamente alla famiglia ed al lavoro.

Io capovolgerei la domanda e direi: “Cosa ha fatto la politica in questi 11 anni?”. Per essere a contatto con la città  non bisogna essere iscritti a partiti né tantomeno professare una patente di partito. Si fa politica tutti i giorni rispettando i propri valori. Io ho lavorato onestamente con grande passione conservando umiltà e trasparenza. Probabilmente le persone mi riconoscono questo

 

Cosa l’ha convinta a riprovarci, anche alla luce del fatto che la sua famiglia non era entusiasta di questa “prova bis”?

Sì, è vero., ma proprio gli 11 anni di non politica, di assenza di azioni mirate mi hanno fatto scattare la scintilla. Nel momento in cui decidi di combattere sei tu che in prima persona ti metti in gioco e ti scatta qualcosa dentro, il senso di rivalsa e partecipazione. E’ quello che è successo a me e che mi ha convinto a riprovare. 

 

C’è un Pd a livello nazionale molto giovane, e sembra che la classe politica si stia davvero svecchiando. Lei, però, risulta essere anagraficamente il più vecchio dei sindaci dell’agro. Come lo prende questo dato?

E’ un dato oggettivo e c’è poco da fare. Non posso contestarlo. Non sono sicuramente giovane, ma sono dalla parte dei giovani apertamente. Il futuro certamente non sono io ma loro. Uso una frase che mi piace tanto: “Per amore e solo per amore mi impegno per la mia città”. Non sto pensando ad una carriera politica perché non ce ne sono più da fare. Se posso essere di aiuto ai giovani che hanno un bel cervello, capacità, voglia di lavorare per questa città io sono il più felice.

 

Vincenzo De Luca le è stato accanto in questa campagna elettorale, ma è vero che lei ha un modo di fare politica molto diverso dal suo. Oltre le differenze che sono palesi, cosa vi accomuna?

Sono poche le cose che ci accomunano, ma posso dire vi è un importante patrimonio politico e di valori che condividiamo. Non è un caso che viviamo lo stesso campo politico però caratterialmente siamo molto diversi.

 

E con Stefano Caldoro in che rapporti è?

Siamo sicuramente su due sponde diverse politicamente, ma credo fermamente si possa e si debba creare una rete istituzionale. Uno dei compiti più importanti che la futura amministrazione avrà sarà ricostruire una rete con tutti gli enti e non solo la Regione. 

 

Rispetto al dato elettorale ci sono circa 3mila voti in più rispetto all’altro candidato sindaco Antonio Crescenzo. Si è parlato di orientamento di voti da parte dei candidati di centrodestra sconfitti al primo turno, verso il centrosinistra. Cosa ne pensa?

Penso che i voti, ben 9 mila, dovessero essere orientati necessariamente nel senso che se si liberano questi voti da una parte dovranno pur  andare. Non credo ad un orientamento imposto. Molti voti sono andati alla persona più che al gruppo politico.

Rossella Liguori 

 

 

 

 

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Da Redazione giugno 16, 2014 11:39

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