Racconti Universitari: Simona e Saverio, la scelta della facoltà tra progetti e sogni

Redazione
Da Redazione luglio 10, 2018 11:34

Racconti Universitari: Simona e Saverio, la scelta della facoltà tra progetti e sogni

La notte prima degli esami per antonomasia è quella di Venditti, che canta la maturità, quell’agognato 100, o quel 60 che “basta che vado via e continuo il mio percorso”. Cosa accade dopo? Le scelte, le ansie, la paura di sbagliare. A volte, però, anche la certezza del cosa fare.

Com’è la vita degli universitari, di coloro che appena qualche anno fa hanno vissuto questa transizione?

Abbiamo raccolto le storie di alcuni giovani studenti universitari. Racconti differenti, di chi, ormai ex maturando, sta vivendo la propria battaglia per costruirsi un futuro su misura e soprattutto, pieno di soddisfazioni.

 

 

 

 

 

 Abbiamo ascoltato Simona Pappacena. Sarnese, ha 28 anni, si è trasferita a Milano, dove frequenta una scuola di Psicoterapia cognitivo-comportamentale e Ricerca. 

“Il mio percorso – racconta Simona- è iniziato all’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Caserta, dove ho frequentato la triennale, la specialistica, ed ho preso parte ad un master. La mia specializzazione è in psicoterapia, e risulto già iscritta all’Albo professionale degli psicologi. Sono esperta in neuropsicologia, ed ho poi cominciato questo nuovo cammino a Milano, in una scuola di specializzazione convenzionata col MIUR, che dura ben 4 anni. E’ sicuramente un percorso lungo, ma a me non pesa perché la passione che nutrivo e continuo ad alimentare verso questa materia è il mio motore. Ho cominciato questi studi per cercare di capire quel valore aggiunto di ognuno, che comunemente chiamiamo ‘diversità’, e ci permette di comprendere il mondo di ognuno di noi. 

Il mio campo d’azione riguarda le neuroscienze cognitive, che studiano come il cervello forgia la mente; è così che mi sono appassionata al mondo delle disabilità, anche perché, grazie ad un tirocinio a cui ho avuto la possibilità di partecipare, ho potuto conoscere la realtà della sclerosi multipla sia negli adulti che nei bambini. Se non avessi avuto una forte motivazione non sarei stata in grado di convivere con queste realtà che fino a quel momento, come la maggior parte di noi, avevo visto solo da lontano. Ed è in questa fase che ho potuto comprendere l’importanza della psicoterapia, che permette di gestire il dolore psicologico non solo delle persone care al malato, come ad esempio i genitori, ma anche del malato stesso che assiste al proprio decorso.

Al primo anno ero iscritta alla facoltà di Biotecnologie per la salute, che è un po’ quella facoltà che ti porta a rintanarti in un laboratorio per fare la ricercatrice. Inizialmente era questo il mio sogno, ma proprio in laboratorio mi sono resa conto che la mia strada era quella di stare a contatto con le persone, e poter dare il mio contributo in questo modo. E’ per questo che se tornassi indietro, non cambierei nulla del mio percorso, che mi ha portato a conoscere prima me stessa e, poi, gli altri. Tuttavia, la psicologia è una materia che viene ancora sottovalutata, o sminuita nel peggiore dei casi, e spero che questa mia testimonianza serva per far comprendere che non è con gli stereotipi che si va avanti, e che soprattutto, c’è bisogno di abbatterli”.

 

 Saverio Liguori, ha 19 anni, anche lui di Sarno, studente e matricola di medicina e chirurgia dell’Università degli studi di Salerno. 

La sua scelta “è stata inizialmente combattuta”. “La facoltà di Biotecnologia – racconta – mi affascinava molto per l’offerta formativa, solo che poi ho approfondito gli sbocchi lavorativi che poteva offrire, e mi sono reso conto che la vita da laboratorio non faceva per me. Così ho scelto di frequentare medicina, che offriva dei lavori futuri più appaganti, secondo quelle che sono le mie attitudini. Ho seguito dei corsi di preparazione ai test a Napoli, ma sono rimasto molto deluso, perché abbiamo dovuto caricarci di lavoro da fare in pochissimo tempo, ed in questa fase, se sono stato ammesso, è stato grazie soprattutto all’ottimo lavoro che hanno svolto i miei professori del liceo. 

Il mio primo anno è stato sicuramente molto difficile, anche perché ho dovuto affrontare lo shock iniziale di aver cambiato totalmente mondo. Gli orari all’inizio sono stati un problema per me, poiché non ero abituato a ritmi così serrati, ma per fortuna ho capito che nonostante la stanchezza non dovevo rimanere indietro con lo studio. Grazie a questo sacrificio sono riuscito a completare tutti gli esami previsti, tranne quello di Anatomia, che darò a breve. Sinceramente, questa è una delle materie che mi preoccupa di più, in quanto lo studio richiede un grande sforzo mnemonico, una memoria visiva impeccabile e soprattutto la capacità di mettere i vari argomenti in relazione tra loro. Per questa ragione per molti questo esame rappresenta un rito di passaggio, e permette di comprendere poi anche ciò che andremo a studiare successivamente. 

Ciò che mi ha creato difficoltà è l’investimento sui materiali come i libri, ma so che comunque mi accompagneranno per tutta la mia carriera, che spero possa cominciare con le migliori soddisfazioni. Mi ‘accontenterei’ di finire il percorso tradizionale nei 6 anni previsti, e poi mi piacerebbe studiare neurologia o neurochirurgia, anche se le responsabilità per quest’ultimo lavoro sono davvero tante.

Alla fine, nonostante sia stata una matricola per quest’anno, ho potuto comprendere che quella dello studente di medicina è una vita di ansie costanti, aspettative e soprattutto di sogni di un futuro roseo, non solo lavorativo”.

Carmela Landino 

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Da Redazione luglio 10, 2018 11:34

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