‘O cunto – “Dateme ‘na carta di pere e ‘o muss”

Redazione
Da Redazione settembre 22, 2017 14:09

‘O cunto – “Dateme ‘na carta di pere e ‘o muss”

di Gaetano Ferrentino

 

“Da Peppino è sempre festa”. Lo dicono tutti. Molti senza conoscerne l’origine. Eppure io a Peppe ‘o mussaiuolo me lo ricordo. Venditore ambulante di frattaglie. Per una vita intera. “Frattaglie? E che sono?”. ‘O pere e ‘o musso. A sentirla così, molti storcevano il naso. Ma se gli davate in mano una “carta e pere ‘e ‘o musso” cambiavano espressione. Più sofisticato si dice “street food”. Ma lui non lo sapeva. Peppino aveva il suo angolo. Il suo posto fisso. All’inizio di via Matteotti. Oggi, c’è una banca. Lui scelse quel posto perché c’era un bar, ma soprattutto perché c’era un cinema. L’Augusteo, per chi se lo ricorda. Con zi Vicienzo che faceva la maschera. Ogni pomeriggio, verso le cinque, Peppe piazzava lì il suo furgoncino. Di mattina, bolliva e preparava la materia prima. E, su quella bancarella mobile, ebbe la brillante idea di scrivere la frase che lo ha tramandato ai posteri. “Da Peppino è sempre festa”. E, in effetti, comprare i suoi prodotti era sempre una festa. C’erano due scuole di pensiero legate al per’e ‘o musso. La prima, individualista. Mangiare il piede di porco e basta. Accompagnato da una birra. Da soli. Peppino, invece, vendeva la carta. Un misto variegato che potevi mangiare solo in compagnia. “Chi vulite?”. “Mille lire di pere ‘e ‘o musso”. E partiva raccogliendo fette da pezzi infilzati in aste appuntite che teneva davanti. Sembrava un maestro d’orchestra nel suo gesticolare. Prendeva qua e là come si raccolgono le margherite. Il piede di porco, ‘u cientepelle, ‘a zizza. Tritava tutto col coltello e mischiando. Il capolavoro finale. Prima una carta di giornale. Il Mattino o La Gazzetta dello Sport. Poi, una oleata, plastificata. Tutto dentro. Premuta di tre, quattro limoni e il sale col corno. Tanto sale. Ora, se mangiavi in quel contenitore improvvisato e semplice, il prodotto aveva un sapore. Se lo spostavi non più. Ma la cosa bella, alla fine, era una sola. Finito ‘o pere ‘e o musso, rimanevano limone e sale. “Chesta è ‘a meglia parte”. E si beveva facendo attenzione a direzionarlo verso la bocca, piegandolo con due mani. Il menù da strada era ‘a zeppola e ‘o per’e ‘o musso. E da Peppino era veramente sempre festa. Bastava un amico e ‘a voglia. Tanto Peppe stava sempre là. Era il mondo ad andare verso di lui.

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