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Minacce sui muri ora nel mirino anche i magistrati

Una donna già denunciata per le  scritte a favore dell’ Isis e contro il sindaco e il Pd

Nuove  scritte  e stavolta sotto le minacce e le ingiurie ci finiscono forze dell’ ordine e pubblico ministero. La polizia indaga e tiene sotto stretto controllo anche diversi profili social. Su uno in particolare si starebbero concentrando gli investigatori perché riporterebbe diverse frasi identiche a quelle tra scritte  sui muri. «Cacciapuoti venduto infame», «Stato infame», «Acab» acronimo di All Cops Are Bastards.  Scritte , segni e disegni che marchiano gran parte della facciata del teatro De Lise in Piazza Cinque Maggio ed un’ area di parcheggio dei mezzi comunali. Le  scritte , accompagnate da disegni con riferimenti sessuali, sono apparse ieri mattina e campeggiano in pieno centro cittadino anche a pochi passi dalle telecamere di videosorveglianza. Gli inquirenti stanno indagando attraverso l’ acquisizione delle immagini catturate dal sistema di videosorveglianza comunale, verificando allo stesso tempo i fotogrammi di telecamere private di abitazioni ed esercizi commerciali dei dintorni. Le indagini stanno procedendo aiutate anche da un esame calligrafico accurato e sembra che diversi segni siano riconducibili a  scritte  già fatte in passato in altre zone della città. Al setaccio i profili social, soprattutto quelli presenti sulla piattaforma Facebook, dove in alcuni casi sarebbero riportate le stesse frasi ingiuriose apparse sui muri. È da oltre un anno che la città di notte viene imbrattata con vernice spray e frasi inneggianti l’ Isis, ingiurie di carattere politico e minacce. Tappezzato sempre il centro cittadino, da via Livenza a via Piave, da via Fabricatore fino alla casa comunale in piazza IV Novembre. Quello della scorsa sera è solo l’ ennesimo atto di una serie infinita. Qualche settimana fa è stata identificata e denunciata a piede libero l’ autrice di alcune  scritte . La verifica delle telecamere di videosorveglianza e l’ analisi delle piattaforme web avevano portato ad individuare l’ imbrattatrice, 43 anni residente a  Sarno . Moglie e madre, era stata incastrata prima dalle telecamere ed in seguito da una perquisizione nella sua abitazione che aveva consentito ai poliziotti di reperire il giubbino uguale a quello immortalato dalle immagini acquisite, ad ulteriore riprova dell’ identità. Era stato, poi, rilevato che la stessa pubblicava sul suo profilo Facebook diverse frasi uguali a quelle che imprimeva con vernice spray sui muri della città, alternate a foto riportanti la bandiera dello Stato Islamico

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