La rivoluzione dell’Islam targata Firenze

Redazione
Da Redazione novembre 24, 2015 10:46

La rivoluzione dell’Islam targata Firenze

Cambiare l’Islam contro il terrorismo? In Toscana lo sostengono già da 4 anni. Il pensiero rivoluzionario dell’imam di Firenze Elzir e il ruolo strategico della più grande comunità musulmana italiana. Quel filo sottile che lega il capoluogo toscano ad Egitto e Inghilterra. Se la maggioranza degli imam tace, a Firenze si parla di “modernizzare” il messaggio del Corano. Contro la propaganda dell’Isis, ecco la ricetta coraggiosa in salsa italiana.

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L’imam coraggioso

Per lui il termine “guerra santa” è inammissibile. Preferisce invece la parola “interazione”, che ha di fatto attuato tra la comunità musulmana e il mondo cattolico. Lui è Izzedin Elzir, imam di Firenze e guida spirituale di circa 140.000 musulmani in Toscana. Nel capoluogo vive da oltre 17 anni, sostiene di essere integrato, così come la sua “umma”, che da tempo si interfaccia con le istituzioni e le associazioni cittadine. A chi gli chiede un’opinione sull’accostamento tipico tra musulmani e terrorismo, risponde: «Invito i miei concittadini non musulmani a cercarci nelle moschee. Grazie a Dio nella nostra realtà non c’è alcuna paura. Se Firenze vuol parlare con l’Islam sa dove deve andare e viceversa». In un periodo storico in cui il terrorismo di Isis e Al – Qaeda terrorizza l’intero Occidente e i paesi del Medio Oriente, ritornano alla memoria le parole che l’imam fiorentino pronunciò nel 2011. Un invito diretto per comprendere meglio certi dogmi della fede islamica, spesso utilizzati per giustificare atti di violenza incontrollata. Un invito che ispirò – seppur inconsciamente – anche due importanti capi di stato in prima linea nella guerra al terrorismo: Abd Al-Sisi in Egitto e David Cameron in Inghilterra.

Quel filo sottile che lega Firenze ad Egitto e Inghilterra

Non solo l’odio verso l’Occidente. A morire in “nome di Allah” spesso contribuisce anche il capovolgimento dell’ideologia e la stortura del messaggio del Corano. Ancor prima che l’Europa piombasse nella paura del Califfato, Elzir aveva già rimproverato i musulmani. A differenza di molti dei suoi colleghi, imam italiani ed europei, spesso sempre più chiusi in un silenzio colpevole e pericoloso per le loro comunità. Siamo nel 2011, quando Elzir nel parlare di come ci si sente “a essere musulmani a Firenze“, dice: «Dobbiamo tornare a comprendere questi libri. L’Islam insegna a noi musulmani che dobbiamo pensare di vivere in un continuo riformismo. Non possiamo vivere con la mentalità e gli atteggiamenti del corpo di oltre 1400 anni fa». Lo stesso Stato Islamico, al quale aspira il califfo Al-Baghdadi, per l’imam fiorentino è una bestemmia: «Noi siamo per uno stato civile. L’Islam è contro ogni stato teocratico. Dobbiamo guardare indietro, con uno sguardo al presente ma proiettati nel futuro. Quello che viene chiesto agli studiosi, ai sapienti, è di fare un jihad, uno sforzo mentale, per applicare il pensiero religioso, indicando come attuarlo». Dopo quattro anni, lo stesso concetto verrà ripreso da Al-Sisi, in un discorso alle autorità religiose dell’Università islamica di Al Azhar, al Cairo. «Questa dottrina – non sto dicendo religione, ma dottrina – questo corpus di testi e di idee che abbiamo sacralizzato nel corso dei secoli, fino al punto che prendere le distanze da esse è diventato quasi impossibile, si sta inimicando il mondo intero». E lo stesso dirà Cameron, premier britannico, in un discorso alla comunità musulmana inglese lo scorso giugno: «Ci sono sempre stati i giovani arrabbiati che sposano cause che credono rivoluzionarie. Io credo che sia così potente perché le viene dato credito. Ci sono parti della comunità musulmana inglese che si girano dall’altra parte, non si oppongono, sempre con discrezione e senza arrivare a invocare la violenza, però accettando molti degli stessi pregiudizi. Questa ipocrisia spalanca le porte alla narrazione del mondo che vogliono gli islamisti e diffonde un messaggio fra i musulmani: anche voi ne fate parte».

FOTO TIRRENOLa comunità musulmana fiorentina contro la propaganda dell’Isis

Coltivare rapporti, rispetto per tutti e attivismo civile. Sono questi i musulmani a Firenze e nel resto della Toscana. Un numero di fedeli così distante dalla propaganda tipica dell’Isis, che da sempre mira alle piccole e grandi comunità musulmane per indottrinare potenziali “lupi solitari”. Come si apprese dalla lettura di un ebook, circolato in rete mesi fa, che dispensava consigli su come portare la guerriglia nei centri urbani. “Muslim Gangs“, firmato Stato Islamico. All’interno, un messaggio rivolto alle comunità e agli imam, con lo scopo di isolare «i musulmani dalla società», «non avere pietà per gli estranei» e infine, «servirsi di un leader carismatico che vive nel quartiere dove è nato e di cui la gente si fida, per fare propaganda o attività militari». Un messaggio rivolto non solo ai giovani strozzati dalla vita di periferia, ma anche a persone provenienti da famiglie benestanti. La comunità musulmana fiorentina è già oggi una risposta forte al messaggio dei fondamentalisti. Attiva a Firenze sin dagli anni 90, registra la presenza di molti studenti arabi che frequentano le università e di lavoratori immigrati. Un nucleo composto da egiziani, palestinesi, giordani, marocchini e anche italiani convertiti. Sono molte le iniziative che meglio sottolineano l’interazione e l’integrazione dei musulmani con il resto della società civile, a sfogliare la lista di eventi e incontri pubblici tenuti nel capoluogo. Si passa dalle giornate “cristiano-islamiche” dentro le moschee alla condivisione del digiuno nel periodo del Ramadan. E ancora: conferenze, incontri e convegni per far conoscere agli italiani l’Islam. Non manca nemmeno l’attivismo sociale, come ricorda in un’intervista il responsabile della moschea di via Ghibellina, Izzeddine, promotore di incontri con i malati e i carcerati, o come dimostra il confronto con il quale si dibatté in merito alla localizzazione di una moschea in pieno centro, a Firenze, tra i componenti di una commissione comunale e un’altra formata unicamente da musulmani. Il rapporto tra il Comune e la comunità islamica è stato tale da aver generato, insieme alla stessa comunità ebraica, la “Scuola fiorentina”, un centro di alta formazione per il dialogo interreligioso. Tra gli obiettivi: comprendere la cultura tra persone appartenenti a tradizioni religiose diverse, con il conseguente rispetto e valorizzazione interculturale. «Bisogna essere umili – dice Elzir – e puntare al dialogo. Si parte dal rapporto umano, che è la cosa più semplice. Considerare l’altro, anche se diverso, un essere umano. Basta rispettarlo e il dialogo fiorirà». La “umma fiorentina” è un esempio riuscito di integrazione, in grado di stabilire “ottimi rapporti” con la Chiesa cattolica, con la comunità ebraica e quella civile, partecipando alla vita della città fino a riconoscersi «parte integrante del tessuto sociale, politico ed economico» della realtà toscana. A testimoniarlo, di recente, anche le parole del presidente della Regione, Enrico Rossi: «Se non ci fossero gli arabi nelle fabbriche di Santa Croce (quartiere di Firenze, ndr), nella nostra agricoltura, se non ci fossero le aziende e le società dei musulmani, o i loro figli a scuola con i nostri figli, beh la nostra regione sarebbe senz’altro molto più povera e ci sarebbero molti più problemi di quanti ne abbiamo ora. Questi sono i nostri fratelli e nostri amici». Un’integrazione, dunque, riuscita e riconosciuta, che si pone un obiettivo: recuperare quelle persone, specie tra i giovani, annullando in loro la tentazione di immolarsi per una guerra senza quartiere e vincitori.

Nicola Sorrentino 

 

 

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