La Procura chiede la condanna di 29 dipendenti del Comune di Sarno per peculato.

Redazione
Da Redazione marzo 13, 2018 08:51

La Procura chiede la condanna di 29 dipendenti del Comune di Sarno per peculato.

La Procura chiede la condanna di 29 dipendenti del Comune di Sarno per peculato. Battute finali per il processo «Stipendi d’ oro», il cui impianto accusatorio contesta a diversi comunali di aver reperito denaro attraverso progetti senza fase di elaborazione, privi di obiettivi prefissati ed elementi di verifica. Se per le accuse di associazione a delinquere e truffa il pm Ernesto Caggiano ha chiesto sentenza di prescrizione, così non è per il peculato: per Antonio Marano e Luigi Sessa, collocati al vertice del sistema, la richiesta di pena è di sette anni di reclusione. Tre anni invece sono stati chiesti per Aniello Annunziata, Raffaele Auletta, Domenico Baselice, Carolina Bifolco, Antonio Caringi, Umberto Cascella, Giuseppe Cava, Assunta Crescenzi, Concetta De Filippo, Anella De Vivo, Giuseppe Fienga, Francesco Lanzetta, Francesco Lombardo, Domenico Marchese, Angelo Migliaro, Rosaria Maria Mottola, Giuseppe Murano, Carlo Paradiso, Mario Pellegrino, Giuliana Prisco, Paolo Ricupito, Carmine Robustelli, Vincenzo Salerno, Crescenzo e Pasquale Saviano, Caterina Scafuri, Antonio Sirica e Antonio Squitieri. Nella sua requisitoria, il pubblico ministero ha chiesto al collegio «pene giuste, perché l’ uso distorto di fondi pubblici è da sempre una delle piaghe di questo paese. Le indagini e il dibattimento hanno confermato quanto denunciato dall’ allora sindaco Amilcare Mancusi. L’ ente adottò una delibera straordinaria per giustificare quelle spese e attivato poi una procedura per eludere i controlli degli ispettori ministeriali». L’ appropriazione indebita calcolata dalla Procura fu di oltre 600mila euro sottratti alle casse comunali, tra il 2006 e il 2008. La disposizione degli incentivi sarebbe stata determinata su calcoli errati rispetto a quanto previsto dalle normative: decisioni arbitrarie, irregolari e gonfiate stando alle accuse. Nel concreto, i progetti che gonfiavano le buste paga dei dipendenti erano quelli per il recupero di violazione Ici, Tarsu, recupero di canoni idrici e progetti per condoni edilizi. «Anche le spese per le notifiche – ha aggiunto il pubblico ministero – venivano rimborsate». Il 18 giugno la sentenza. Il Mattino

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