Intervista – Rakele porta la grinta partenopea al Festival

Redazione
Da Redazione febbraio 10, 2015 13:29

Ha 19 anni e porterà sul palco tutta la carica partenopea. E’ Rakele, vero nome Carla Parlato, con la sua “Io non so cos’è l’amore”  tra i giovani del Festival di Sanremo.

L’abbiamo incontrata e ci ha parlato della sua canzone, dei suoi sogni e della sua famiglia.

 Sanremo, una vetrina ed una occasione. Cosa ti aspetti da questa esperienza?

Condividere la mia musica con il pubblico e cominciare, dopo Sanremo, a lavorare, a costruire e a progettare il mio futuro canoro. Credo che il palco dell’Ariston sia un importante ed emozionante punto d’inizio. Lì sopra porterò me stessa e la mia musica. E spero che dopo arriveranno grandi soddisfazioni. Faccio musica da sempre, ma quel palco ti dà davvero la possibilità di farti conoscere da tutti. Certo la visibilità, sarà diversa e maggiore rispetto a quella che ho sperimentato finora andando a suonare, con grande entusiasmo, con il mio gruppo elettro-pop Energia in vari locali napoletani.

Come è nata la canzone con la quale gareggerai?

In una giornata di pioggia in cui chiacchieravo con i miei produttori, Tony Bungaro e Cesare Chiodo, proprio una mia affermazione sulla difficoltà di sapere che cosa sia l’amore, è diventato lo spunto giusto per loro per scrivere questo brano. L’amore, inteso come rapporto di coppia, per me è fiducia, complicità e fiducia.

Cosa pensi della promozione della musica tramite i social?

Da questo punto di vista, sono una diciannovenne anomala visto che frequento poco i social. Sono un po’ all’antica, mi piace rintanarmi nel mio mondo, preferisco, per esempio, leggere un libro, toccarlo e sentire il profumo della carta. Mi rendo conto, però, che il web è uno strumento importante per chi vuole fare questo mestiere e mi sto dando da fare in questo senso.

La tua famiglia come ti sostiene?

Mi ritengo molto fortunata perché la mia famiglia mi ha sempre sostenuto tanto, fin da quando ero piccola. Non è così comune. Molti miei coetanei, infatti, hanno genitori che magari vorrebbero che facessero altri mestieri. Non certo i cantanti o i musicisti. Appena ho saputo che ero stata presa per Sanremo, ho condiviso questa enorme gioia con mia madre che si è messa ad urlare proprio mentre Carlo Conti mi aveva chiamato. Mi ha fatto fare una brutta figura (ride, ndr)! Anzi Carlo mi ha pure detto di farla andare davanti al televisore per godersi questa soddisfazione.

Cosa pensi dei talent?

Sono un’arma a doppio taglio. Da un lato, infatti, danno visibilità e possibilità di emergere ai giovani che ne escono vincitori, dall’altro, però, possono penalizzare chi non vince, visto che poi di molti di loro non ci si ricorda. Partecipare a un talent può rappresentare l’inizio di un percorso artistico un po’ più “facilitato”, ma non so quanto poi sia una mossa positiva. A sedici anni, tentai di partecipare a X Factor. Superai le prime selezioni, non le successive. Forse, a questo punto, è stato meglio così!

 

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Da Redazione febbraio 10, 2015 13:29

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