“Il tuo ritorno sarà una festa, non avere paura, va tutto bene”.

Redazione
Da Redazione gennaio 10, 2014 10:40

 «Fuori fa freddo, torna a casa. Francesco il tuo fratellino è disperato. Entra ed esce dalla camera sperando di trovarti. Chiede di te, cosa dobbiamo dirgli?». Elisa Ascolese fatica a parlare, non ha forza nelle labbra che si muovono a fatica. Negli occhi il terrore di non rivedere più la figlia. È la mamma di Marisa Rainone, la sedicenne scappata di casa mercoledì mattina. Bionda come lei, gli stessi occhi grandi e verdi, Elisa non distingue più le ore di luce da quelle di buio, non vede la figlia da due giorni e parla come se l’avesse davanti.

«Il dolore che mi stai dando è troppo grande, mi manca il respiro – sussurra appena – Io volevo solo proteggerti. Ho capito che da sola puoi farcela, con questo gesto io ho capito che ti consideravo una bambina, ma sei una donna pronta ad affrontare il mondo. Hai la tua libertà, però facci sapere come stai, chiama almeno Francesco. Il tuo ritorno sarà una festa, non avere paura, va tutto bene». Si cerca ovunque, si scandaglia ogni pista da ormai oltre 48 ore, ma Marisa non si trova. Non ci sono tracce, non si sa da dove iniziare, si sta cercando in tutta Italia, indagando a tutto campo. Potrebbe essere in qualsiasi posto, forse anche a pochi passi da casa. Aveva soldi assai limitati in tasca quando è andata via. Appena 60 euro, troppo scarsi per arrivare lontano se non con l’aiuto di qualcuno. Una sola segnalazione, neppure esaustiva, poco attendibile, la dava nel pomeriggio di mercoledì presso la stazione di Napoli. Gli uomini della polizia di Stato, coordinati dal vice questore aggiunto Giuseppina Sessa, hanno cercato di acquisire le immagini delle telecamere a circuito chiuso all’interno della stazione. Qualche fotogramma utile per avere almeno una pista, una piccola certezza per iniziare a muoversi in una direzione.

Ci hanno lavorato per ore, tutto inutile, però, il sistema di videosorveglianza è fuori uso da tempo non ha registrato neppure per errore. Si parte da zero, ma si cerca senza sosta. Marisa è fuggita chiudendo se stessa ed i suoi pensieri in un giubbotto giallo di pelle, nei jeans stretti alla caviglia e le scarpe pronte a macinare chilometri. Solo un biglietto con nero su bianco la rabbia del sentirsi incompresa tra le mura di casa e quella sfida, lanciata con impeto in quattro parole: «Non mi troverete più». Parole che da due giorni girano nella testa del papà Bruno e della mamma. Pensieri e paure che si mescolano, l’angoscia mista al dolore mentre ci si arrabatta cercando di capire cosa non abbia funzionato, dove si sia interrotto il rapporto basato sulla sicurezza e la familiarità dando spazio alle incomprensioni, ad un dialogo rancoroso fino alla rottura, al distacco.

Non si sa ancora cosa possa essere scattato nella testa di Marisa tanto da portarla a chiudersi la porta di casa alle spalle, nel sogno di aprirsi quella di una libertà che a sedici anni sembra poter essere conquistata solo andando lontano dei genitori, la cui voglia di protezione a volte appare oppressiva. «Non sono la figlia che volevate. Tu mamma, mi hai nascosto tante cose». Si è accanita contro Elisa, in quel rapporto madre-figlia che spesso lambisce i confini dell’amicizia o quelli della rivalità; che oscilla tra un estremo amore ed un grave conflitto. Succede a tutti. Ed accade soprattutto a quella età, quando i rimproveri e le proibizioni diventano prima scontri e poi sfide. Marisa era stata messa in punizione perché sospesa da scuola, l’istituto alberghiero di Nocera Inferiore. Una sospensione fino a giugno, la normale scadenza dell’anno scolastico. Da lì era scaturita la punizione: niente computer, sequestrato il cellulare e ridotte le uscite con le amiche.

Rossella Liguori

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Da Redazione gennaio 10, 2014 10:40

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