Il tribunale di Nocera Inferiore al collasso. In Procura un’indagine su tre rischia la prescrizione

Redazione
Da Redazione aprile 9, 2015 12:51

Carichi di lavoro eccessivi, processi in aumento e mancato rispetto del protocollo sullo svolgimento delle udienze. Sono in stato d’agitazione gli avvocati del Tribunale di Nocera Inferiore, che da circa due anni stanno provando – d’intesa con i magistrati – ad individuare una soluzione che impedisca una vera e propria paralisi della giustizia. L’argomento sarà discusso a giorni, intorno ad un tavolo con le rappresentanze di entrambe le categorie. A pesare oggi sono quegli accorpamenti delle circoscrizioni giudiziarie di Cava de’ Tirreni e Mercato San Severino che il governo dispose nel 2013 per il tribunale nocerino. Il carico di lavoro è notevolmente aumentato e ad una carenza di personale che condiziona lo svolgimento di ogni singola udienza (dall’identificazione di testimoni al rispetto dello stesso orario di celebrazione), si aggiunge un numero esorbitante di cause per ogni singolo magistrato. Spesso ve ne sono anche 60 a ruolo per ognuno di loro.

 

Una sproporzione che pare sia in fase di risoluzione, con un accordo tra le parti che dovrebbe prevederne solo un massimo di 30. Le difficoltà si presentano tuttavia anche in termini di spazi, come avviene per le udienze preliminari che vengono celebrate presso gli uffici dei gip e non in aule apposite. Con la conseguenza che, mentre nell’ufficio si svolgono discussioni senza neanche la disponibilità di tavoli e sedie, all’esterno si ritrovano ammassati gli avvocati in attesa, insieme ai propri testimoni. Stesso discorso per le aule monocratiche, quotidianamente affollate da imputati, avvocati e testimoni, senza un minimo di discrezionalità e di privacy tra una causa e l’altra. Non vanno meglio le cose in procura. Oggi, un terzo dei fascicoli per ogni sostituto rischia la prescrizione. Il numero di pm infatti non è sufficiente, con la conseguenza che spesso ad andare avanti sono le indagini di una certa gravità, a discapito di denunce e querele di minore entità che restano ferme anche tre anni. «Il mio auspicio – dice il presidente della Camera Penale, Andrea Vagito – è di trovare un’unità di intenti tra le parti, per fare in modo che vengano rispettate le prerogative dei difensori e di consentire ai giudici di lavorare serenamente».

 

Nicola Sorrentino

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Da Redazione aprile 9, 2015 12:51

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