Il mercato nero dei braccianti. Stranieri ed italiani: da 70 euro a 15 euro al giorno

Redazione
Da Redazione settembre 1, 2015 12:36

Il mercato nero dei braccianti. Stranieri ed italiani: da 70 euro a 15 euro al giorno

LAVORO NERO

Un imprenditore rivela i retroscena: “Tra gli extracomunitari c’è anche chi lavora per pochissimo. Sono i migranti sbarcati a Salerno. Gli italiani non si trovano, sono lavori che non vogliono fare”

Fanno la raccolta dei pomodori dalle prime luci dell’alba fino anche al tardo pomeriggio. Si infilano tra un filare e l’altro di oro rosso, caricano e scaricano cassette grondando sudore. Si fermano qualche minuto per pranzare e di nuovo all’opera. Il settore dell’agricoltura conta il più alto numero di extracomunitari impiegati. Subito dopo, c’è quello edile per piccoli e medi lavori di manovalanza in imprese più o meno grandi. Nessuno chiede loro il permesso di soggiorno, i documenti. E’ un tacito accordo fatto di esigenza reciproca. Il proprietario del terreno o il titolare di impresa edile ha bisogno di quei lavori che “gli italiani non vogliono più fare” e loro, gli stranieri, provenienti per lo più dal Marocco, dall’Ucraina, dalla Romania vogliono lavorare ed a fine giornata intascare i soldi. Nulla più. Senza troppi giri di parole. E’ un fatto di mera utilità, di necessità da una parte e dall’altra. L’italiano titolare ha bisogno di manodopera, lo straniero di lavoro. Al punto che non raramente si instaura un rapporto di fiducia, di amicizia. Lo straniero che porta l’amico e fa da garante perché “lavora bene”, l’italiano che assicura per l’amico imprenditore “perchè paga bene”. E’ tutto uno scambio che ha alla base la possibilità di lavoro e la necessità di lavoro. E sono concorrenziali, gli extracomunitari, sia sul metodo, “senza sosta e senza guardare l’orologio” (assicurano gli italiani che li ingaggiano), che sui costi. Euro da infilare in tasca all’imbrunire, che si tratti di giornate sporadiche o di brevi e lunghi periodi, come quelli della vendemmia, della raccolta dei pomodori. Operazioni che richiedono settimane. Competitivi al punto che per gli operai italiani, quando si trovano, non c’è rilancio al ribasso che tenga. E’ un dato certo che il tasso di occupazione dei lavoratori stranieri mantenga una performance migliore di quella italiana. Tra italiani e stranieri si passa dai 70 euro ai 30 euro a giornata. Ecco perché neppure c’è duello. Negli ultimi tempi un ulteriore fenomeno in crescita esponenziale ha gettato ulteriore concorrenza sul mercato.

Tra gli immigrati c’è chi costa meno. Molto meno. C’è chi nel grafico dei prezzi abbassa l’indice fino a toccare anche i 15 euro. A raccontare ciò che accade sul grande mercato degli operai stranieri, dal rapporto lavorativo, la contrattazione e la competizione sui costi, soprattutto nel settore agricolo, è un imprenditore sarnese. Conosce da dentro il meccanismo cui si sono piegate anche le piccole imprese, quelle in proprio, il più delle volte a conduzione familiare, che bypassano anche il caporalato e fanno da sé. Non serve più il mediatore, il caporale che adesca manodopera giornaliera, spesso neppure specializzata. No, si ingaggiano di volta in volta, su rapporto di fiducia, stranieri con “la voglia di lavorare”, come sottolinea l’imprenditore che spiega anche i risvolti recentissimi. “Ci sono i migranti, quelli sbarcati qui a Salerno ed ospitati in vari strutture sia a Sarno che in altri paesi della provincia, pronti a lavorare prezzi davvero stracciati. La mattina lasciano gli alberghi e le comunità che li ospitano e cercano di chiudere l’accordo anche per 15, massimo 20 euro”. I migranti quelli che chiedono l’asilo politico, sui quali si sono attivate tutte le prefetture della Campania, non da ultima quella di Salerno per la sistemazione nei centri di accoglienza, in strutture ed alberghi idonei, sono entrati prepotentemente sul mercato operaio, intaccando, in qualche modo, l’equilibrio economico degli stranieri.

Il meccanismo che sembra complesso, in realtà è molto semplice. E’ un passaparola e si conoscono i costi di tutti e si sceglie. “Gli uomini di origine marocchina per una giornata di lavoro di 8/9 ore chiedono intorno ai 40 euro, ma si riesce a tirare anche a 35. Quando sono dei paesi dell’Est Europeo chiedono 35 euro a giornata. Io personalmente offro loro la colazione ed il pranzo, e lavoriamo insieme, non li lascio. Si prendono per lavori agricoli o edili facili, per altri tipi di opere è più complesso”. Gli italiani pare si escludano un po’ da soli dal giro. “Non è uno sfruttamento della manovalanza straniera, è che gli italiani non si trovano proprio. Non vogliono fare più questi lavori e quando si chiude con un italiano, anzitutto chiede 70 euro al giorno, poi, appena finisce l’orario, non resta un minuto in più e neppure porta a termine bene il lavoro. Gli italiani denigrano le attività agricole, a volte vorresti dare una mano anche a chi ha bisogno, ma nella migliore delle ipotesi si ricevono anche pessime risposte. Gli stranieri cercano, hanno volontà, sono riconoscenti, sperano di essere chiamati a lavorare. A volte mi è capitato che qualcuno fosse già impegnato altrove e mi ha messo in contatto con amici suoi pronti a lavorare”. I tempi della raccolta dei prodotti della terra sono stretti, non si può attendere. “Quando c’è da lavorare nei campi non si può aspettare, gli italiani tentennano e magari, dopo tempo, rifiutano anche. Per un imprenditore è una perdita economica. Gli extracomunitari corrono, spesso chiamano loro per chiedere se vi sia possibilità di lavorare. Noi non andiamo a guardare il permesso di soggiorno ed altro. Ci interessa come lavorano ed a loro interessa essere pagati a fine giornata. E’ importante la giornata di lavoro. In genere sono ragazzi che vengono in Italia qui da soli, le famiglie restano nel loro paese. Vivono in piccole abitazioni anche in otto. Nell’Agro non ci sono dei posti dove incontrarli, da soli fanno da intermediari per altri connazionali. E’ vero che noi abbiamo anche l’esigenza di abbattere i costi, ma prima di tutto c’è la necessità di dover trovare lavoratori, operai e tra gli italiani è molto difficile”.

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