“Ho detto a Pasquale di non inseguire i rapinatori. Non mi ha ascoltato”

Redazione
Da Redazione marzo 26, 2015 16:50

<<E’ un macello. Ce stanno pur ddoje guardie sparate>>. E’ un ragazzo a dirlo sottovoce, avrà sui 20 anni. E’ un amico di Pasquale Prisco. Poche parole che passano di bocca in bocca sul marciapiedi della rampa che porta al pronto soccorso. I due carabinieri feriti sono “‘e gguardie”. L’accento è quello napoletano: marcato, deciso. Ed anche lo sguardo è quello del napoletano: acuto da indagatore. “E addo’ stevan?”. Dove stavano se lo chiedono tutti i dipendenti del supermercato arrivati in ospedale di corsa. La dinamica è complessa. Lo si capisce fin da subito. Le ferite sono strane e non corrispondono ai primi racconti forniti. I proiettili sono entrati e si sono conficcati nelle cosce,  a qualcuno all’altezza dei glutei, ad altri alla spalla, all’addome. Le pallottole sono penetrate come fuoco vivo in corpi giovani e meno giovani.  <<Gli ho urlato “Dove andate? Non inseguiteli!” Ho detto a Pasquale di tornare indietro perché era pericoloso, i rapinatori erano armati. Nessuno  mi ha ascoltato>>. Un dipendente del supermercato scampato alla carneficina siede sul marciapiedi. Poi si alza. Si risiede. Ha addosso quell’adrenalina lì che solo il terrore riesce a scatenare. I sui amici hanno inseguito i rapinatori ed ora sono su un lettino mentre i medici cercano di estrarre i proiettili dalle gambe.  Quello che ricorda lo dice sottovoce, lo racconta solo agli altri colleghi ed ai parenti dei feriti. Sono tutti seduti tra la sala di attesa e la rampa. Parlottano tra di loro, spiegano cosa sia accaduto. Però, appena passano i carabinieri le bocche si chiudono. Davanti alla divisa nessuno parla. La camera del coordinatore degli infermieri serve per gli interrogatori. I militari fanno fatica a tirare fuori qualche frase. E’ un continuo “Non ho visto nulla”. Sono testimoni, hanno nelle orecchie ancora il rombo delle pistole, le immagini del sangue misto all’asfalto, ma non parlano, non si fidano. I medici e gli infermieri dell’ospedale “Martiri del Villa Malta” corrono da una stanza all’altra, dalla sala operatoria alla Shock Room. Dalle 12.30 stanno reggendo l’urto di una emergenza estrema e lo stanno facendo con tutti i mezzi a disposizione. Sono arrivati tutti insieme i feriti e c’è sangue ovunque. Le lettighe vengono lavate e decontaminate, ma l’odore è acre, invade il corridoio e si confonde all’odore del disinfettante. Qui, in un pezzo di ospedale, dove si confonde anche il gioco tra guardie e ladri. 

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Da Redazione marzo 26, 2015 16:50

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