Ginecologa del Moscati: «Non vado in pensione per garantire aborto alle donne»

Redazione
Da Redazione febbraio 24, 2017 14:36

Ginecologa del Moscati:  «Non vado in pensione per garantire aborto alle donne»

Carla Ciccone indossa il camice bianco da 40 anni. “Ginecologa sessantottina”, si definisce, perché ha sempre «lottato per i diritti delle donne, anche quando parlare di aborto era più che disdicevole». E “sessantottina” è rimasta anche a 64 anni: «Sarei potuta andare in pensione già da 2 anni – afferma – ma non l’ho fatto, perché non ci sarebbe stato nessuno a sostituirmi ed a garantire alle donne il diritto a poter ottenere l’interruzione volontaria di gravidanza ivg dopo i 90 giorni, per malformazioni del feto». All’ospedale Moscati di Avellino, infatti, la dottoressa Ciccone si occupa proprio di questi interventi, che in molti ospedali – anche in quelli dove il servizio di ivg è effettuato nei primi tre mesi di gestazione – non vengono garantiti perché di maggiore complessità, pur essendo previsti dalla legge 194.

 «Non me ne sono andata, finora, perché non si trova nessuno che mi sostituisca per questo tipo di intervento. Dunque – racconta – ho deciso di restare, perché questa è la mia missione di medico donna e di medico delle donne». Il Moscati, però, dice la ginecologa, rappresenta ancora «un’isola felice»: «Nel reparto di ostetricia e ginecologia siamo in 12 ginecologi, sei dei quali non obiettori. Nel servizio ivg – racconta – riusciamo a garantire le richieste delle donne, sia per le interruzioni di gravidanza nei primi 90 giorni, sia per le ivg terapeutiche per malformazioni del feto o pericolo per la madre dopo i 90 giorni di gestazione. Le prime sono però effettuate con intervento chirurgico e non con la pillola Ru486 abortiva, poiché non abbiamo abbastanza personale e letti per garantire il ricovero di 3 giorni delle donne, come previsto».

Per le ivg terapeutiche il percorso è differente e si prevede la somministrazione della Ru486 e poi il ricovero della donna per l’intervento di raschiamento: «Le donne che richiedono questo tipo di ivg arrivano qui da tutta Italia. Molti medici, infatti, non vogliono effettuarla. Vi sono addirittura struttura, come nelle Marche, dove a dichiararsi `obiettori´ non sono solo i singoli medici ma l’intero ospedale. I nostri numeri indicano chiaramente come la domanda da parte delle donne, invece, ci sia: effettuiamo circa 1000 ivg l’anno nel primo trimestre e circa 170 sono le ivg terapeutiche». È vero che le ivg sono diminuite, «rispetto ai 3000 interventi l’anno degli anni ‘90 – precisa la ginecologa – e questo anche per la maggiore facilità a reperire la pillola abortiva pure via internet, ma va detto che molte donne ancora hanno timore a venire in ospedale e ci sono medici che eseguono ivg “clandestinamente” nei loro studi. Per me applicare la legge 194, nelle strutture pubbliche, è invece una missione».

A fine anno, però, la dottoressa dice che se ne andrà: «In questi anni mi sono sentita comunque maltrattata e vilipesa per il mio lavoro. Prima avevo una struttura ad hoc, ma poi per motivi di tagli di budget è stata chiusa. Hanno deciso di tagliare e lo hanno fatto sulle donne e la 194. Io però, d’accordo col primario, ho continuato, assicurando il servizio in due camere dedicate. Ora però sono stanca. Spero solo che qualcuno prenda il mio posto». Quanto alle assunzioni di medici non obiettori al San Camillo, «bene ha fatto Zingaretti – commenta – la 194 va difesa». Sono tanti gli ospedali dove le ivg non vengono infatti ancora garantite: A Benevento ad esempio, per restare in Campania, segnala Ciccone, «l’unico medico non obiettore è andato in pensione ed il servizio è sospeso. Chissà se si troverà un sostituto».

Fonte e foto: Corriere del Mezzogiorno

 

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