Frana Sarno, il prezzo del dolore: trentamila euro a vittima

Redazione
Da Redazione gennaio 27, 2015 10:42

Il dolore vale 30 mila euro. Disastro e morti, perdite e tragedie. Dopo 17 anni è ancora frana 98 ed il “pretium doloris” è di 30 mila euro, come provvisionale. Il costo della sofferenza, il valore dell’angoscia, il danno morale. Tutto quantificato in un’aula di tribunale e liquidato dal Comune di Sarno. Sono in tutto oltre 4 milioni di euro ed andranno ai 156 familiari delle vittime della frana. Si sono costituiti parte civile dopo l’evento del 5 maggio 1998, quando il Monte Saro vomitò a valle acqua mista a terra e decimò interi quartieri, distrusse famiglie e fece contare 137 morti. Si fanno ancora i conti e si quantifica il costo del dolore per quanti hanno fatto valere dinanzi al tribunale penale la propria domanda di risarcimento di danno morale. Per il contributo di liquidità l’ente ha acceso un mutuo presso la Cassa depositi e prestiti,  e nella seduta di consiglio comunale di ieri sono stati riconosciuti i debiti fuori bilancio legati alla questione con l’ok all’unanimità. Il Comune ha dato i tempi: ci vorranno meno di 30 giorni per il bonifico a ciascuna parte civile. Il problema in aula è arrivato per coloro i quali si sono costituiti parte civile non contro il Comune ma contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri. I tempi saranno molto più lunghi. “E’ una ferita che si riapre”. E’ un coro unanime quello dei parenti delle vittime. “Il dolore non si cancella con i soldi”. Una nenia che segna una sofferenza che negli anni è divenuta una rete senza scampo. Così per Maria Rosaria Picardi, che nella notte del 5 maggio 98 si salvò per miracolo, ma la lingua di fango travolse il papà, Lorenzo. “I soldi non potranno mai chiudere una ferita che è sempre aperta. Questo ci spetta per legge, secondo una sentenza, ma il dolore non ha un valore economico e non potrà mai averlo. Io ho perso mio padre, mi ero appena iscritta all’università. Da lì le difficoltà si sono acuite, però abbiamo raccattato le forze e siamo andati avanti. Con tanti sacrifici e con il vuoto che portiamo dentro. Ogni volta parlare di quella tragedia è riportare alla mente le scene da incubo, così anche parlarne in tribunale e ricordare dei momenti che vorremmo forse cancellare, ma che ci hanno segnato profondamente. E’ una cosa che un giorno dovrò raccontare anche alle mie figlie e parlargli del nonno che non hanno potuto conoscere”. A parlare è anche Teresa Vitolo che nella catastrofe ha visto tra le vittime il marito Aurelio Milone ed il figlio Gaetano. “Sono rimborsi bagnati del sangue dei nostri cari. Una sentenza ha deciso così. Il disastro di 17 anni ha sconvolto le nostre vite, distrutto le nostre famiglie. Io piango la morte di mio marito e di mio figlio di appena 17 anni che sono finiti sotto terra troppo in fretta. Siamo rimasti io e l’altro mio figlio, Egidio. Abbiamo ricominciato da zero, da soli. Oggi, più che i soldi sarebbe meglio dare a chi ne ha bisogno la dignità del lavoro. Io sono anni che cerco di lavorare, mio marito era l’unica fonte di sostentamento. La nostra sofferenza la portiamo nel cuore e nessuno potrà lenirla, i nostri cari non ci sono più e 30 mila euro sono per noi una sentenza e nulla più. Non si possono definire costo del dolore”.

 

 

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Da Redazione gennaio 27, 2015 10:42

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