Finti matrimoni per permessi di soggiorno ai migranti

Redazione
Da Redazione febbraio 24, 2016 09:45

Finti matrimoni per permessi di soggiorno ai migranti

Finti matrimoni tra italiani ed extracomunitari, la Procura di Nocera Inferiore chiude ufficialmente le indagini. Sono 36 le persone a rischiare il processo. Tra i reati, seppur non esteso a tutti, quello di immigrazione clandestina. Nei giorni scorsi sono partite le prime notifiche con gli avvisi di chiusura, parte integrante di un’inchiesta condotta dal pm Daria Cioncada, insieme al supporto materiale della sezione Anticrimine del commissariato di Cava, agli ordini del vice questore Marzia Morricone. Tra i coinvolti, persone della Valle dell’Irno, dell’Agro nocerino sarnese e un gruppo di extracomunitari provenienti dal Marocco. Gli investigatori individuano nel 48enne nocerino Giovanni Spinelli e in El Yousfi Sabah, la sua complice, i presunti artefici dell’organizzazione. Il loro intento era quello di organizzare e celebrare «matrimoni di comodo» tra cittadini italiani e clandestini di nazionalità marocchina, dietro pagamento di grosse somme di denaro, per far ottenere loro il permesso di soggiorno. Le indagini, durate all’incirca un anno, traggono origine da una serie di controlli che la polizia cavese effettuò per verificare la reale convivenza tra cittadini italiani ed extracomunitari che avevano contratto matrimonio all’estero, per poi entrare in Italia con il permesso di soggiorno. Sono 19 i matrimoni celebrati – falsi – con data di inizio certificata nel 2012. Chi voleva regolarizzarsi, ottenendo il permesso di soggiorno, era disposto a pagare fino a 10mila euro. Gli organizzatori si occupavano di tutto: dal recupero dei documenti utili alla pratica fino alla gestione della cerimonia nuziale e del banchetto. Tutto doveva sembrare vero. Spinelli e la complice (riuscita a sfuggire all’arresto) mettevano a disposizione appartamenti per le «neo coppie».

Poi si attivavano per ottenere la residenza anagrafica per aggirare i controlli della polizia, che in quel momento verificava la reale convivenza tra italiani e stranieri. Durante il periodo necessario per ottenere il permesso di soggiorno, i marocchini venivano controllati e riforniti di ogni bene. Da cellulari al cibo, fino alle schede telefoniche. Per la procura, lo scopo era di non renderli mai completamente autosufficienti, ma «invisibili» alla polizia. I 36 indagati sono a loro volta divisi in due gruppi: chi rientrava a pieno nell’organizzazione e chi agevolava la truffa. Gli italiani che venivano scelti per il matrimonio avevano una caratteristica in comune: i problemi economici. Disposti insomma a sposarsi per finta, anche se per poche migliaia di euro. Curioso il caso di una donna che, intercettata dopo essersi «sposata», disse se poteva farlo «nuovamente», in quanto bisognosa di denaro. Resta ancora un mistero la circostanza di come sia stato possibile per El Yousfi Sabah sottrarsi all’arresto. Ritenuta complice del nocerino, la donna riuscì a far sposare per finta persino la figlia. Ma due ore prima di prendere l’aereo, che da Casablanca l’avrebbe portata a Roma, come sospettano gli inquirenti, fu avvisata del blitz della polizia. Riuscendo a farla franca. Nella fase preliminare dell’indagine, la procura aveva chiesto gli arresti domiciliari per molti dei coinvolti, ma il gip aveva respinto, sostenendo che fosse impossibile «reiterare il reato». Questo per le evidenti difficoltà legate alle pratiche di divorzio, necessarie per sposarsi nuovamente. Gli indagati hanno ora venti giorni di tempo per chiedere di essere sentiti dalla procura. Nicola Sorrentino

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