Erba nell’aveo del fiume: le acque invadono case e campagne

Redazione
Da Redazione aprile 30, 2014 15:14

Arriva il Consorzio per ripulire gli alvei degli affluenti del Sarno, ma è troppo tardi, via Beveraturo e Contrada Faricella sono già sott’acqua. Quaranta famiglie isolate, anziani e disabili bloccati oltre i cancelli della abitazioni, pronta l’evacuazione della zona. Così una giornata di ordinaria pioggia si è trasformata in un evento emergenziale tale da richiamare in zona i carabinieri, la polizia di Stato, i vigili del fuoco, i dipendenti del centro operativo comunale, mezzi di soccorso, per portare le persona in zona più sicura. Incalcolabili i danni. Da una prima stima delle colture distrutte si parla di oltre 60mila euro tra campi, serre e mezzi agricoli distrutti. Le strade sono diventate un fiume in piena dove le auto ed i mezzi sono impantananti. Il civico 62 è sommerso. Le due zone a ridosso dell’ospedale Martiri del Villa Malata sono devastate dalla piene dei due affluenti del fiume Sarno, Rio San Marina e del Rio Palazzo, le cui acque, anziché defluire verso valle, a causa degli sbocchi ostruiti, sono risalite invadendo le aree abitative. Ciò che è mancato negli anni è la manutenzione ordinaria, il rimpallo di competenze per rimuovere gli eccessi di erbe fluviali insieme al problema dei fondi col contagocce, hanno bloccato gli interventi. Il risultato è una inondazione che ha lasciato isolate per tutta la notte quaranta famiglie, cancellato il lavoro di mesi nei campi, distrutte decine di serre, messo in ginocchio il commercio agroalimentare. Non possono uscire di casa i residenti della zona, e chi è tornato da lavoro non può rientrare. Girano tutti con il «kit di emergenza»: stivali antipioggia, tute impermeabili. Così Tiziana Vellone che ha spiegato quella che è una condizione divenuta una costante in via Beveraturo. «Da anni chiediamo l’intervento di qualcuno, ma siamo vittime di uno scaricabarile continuo e siamo lasciati soli. Le istituzioni sono assenti in tutto, ci è stato risposto che il problema è a monte, in altre zone. Ci è stato detto che mancano i fondi. Intanto viviamo nell’emergenza e noi donne qui non compriamo scarpe con i tacchi, ma stivali in gomma per fronteggiare queste situazioni. Io non posso arrivare a casa, c’è l’acqua che arriva ad un metro di altezza. Sono solo riuscita a prendere delle cose per i miei figli visto che siamo costretti a passare la notte da alcuni parenti».
Dal lato opposto, i capannoni con i mezzi agricoli sono inondati. Le colture sono state cancellate dalla tracimazione. «Non fanno niente da anni, ecco perché siamo arrivati a questo punto – ha tuonato Vincenzo Aufiero mostrando le sue piantagioni allagate – Sono passati dei tecnici facendo promesse di interventi che non sono mai avvenuti. Qui ci sono danni per migliaia di euro e succede ogni anno. La manutenzione dell’erba è necessaria, gli scoli sono tutti intasati». Ha sott’acqua tutto il lavoro di mesi anche Virginia Panorano. «Cicli di produzione che finiscono distrutti ogni volta – ha sottolineato – Io ho duemila metri di terreno, solo di spese ci sono circa quattromila euro. Tra l’altro pago il fitto dell’area che coltivo. Abbiamo perso tutto».
Il sindaco Amilcare Mancusi ha provato a chiarire la situazione che non è di competenza comunale, ed ha già inviato alla Regione Campania una nota ed una relazione in seguito a un sopralluogo. «Il Consorzio probabilmente non è stato messo nella condizione di garantire la manutenzione per un problema di fondi. Io ho inviato più di una nota per richiamare l’attenzione ed un intervento sull’erba nell’alveo dei corsi d’acqua». Rossella Liguori

 

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