E’ già in fin di vita all’arrivo in ospedale, parto cesareo d’urgenza e nascono due gemelli vivi. Giallo sull’ecografia.

Redazione
Da Redazione aprile 23, 2014 12:59

Muore mentre viene trasportata in ospedale, parto cesareo in extremis e riesce a dare alla luce Emmanuel e Francesco. Giallo sugli esami prenatali. Secondo l’ecografia sarebbero dovuti nascere un maschio ed una femmina. Sul caso la Procura di Nocera Inferiore ha aperto un’ inchiesta. Ad indagare il Pm Roberto Lenza ed il commissariato di Polizia di Stato locale, retto dal vice questore aggiunto, Giuseppina Sessa, per accertare eventuali responsabilità. Al pronto soccorso del “Martiri del Villa Malta” di Sarno Dora Russo, conosciuta da tutti come “Dorina”, 48 anni, è arrivata alle 3:35 già in arresto cardiorespiratorio. Cianotica, con midriasi fissa. Il rianimatore di turno ha tentato qualunque manovra, poi l’ha intubata per fare in modo che arrivasse ossigeno ai bimbi che portava in grembo. L’equipe medica e paramedica ha avviato subito il protocollo di emergenza. Un intervento chirurgico di urgenza. Il parto cesareo è stato praticato con una incisione sull’addome in senso verticale, e non in orizzontale come da consuetudine, proprio per fare presto. Una tempestività che ha consentito di far nascere vivi i bambini. Dora avrebbe portato a termine la gravidanza il prossimo 8 maggio ed era già programmato il parto. Non ce l’ha fatta, non è neppure entrata nel nono mese di gravidanza ed ha dato alla luce i bimbi quando già il suo cuore non batteva più. La cartella clinica della donna segna orari che si ripetono sulle cartelle di nascita dei suoi piccoli. Pochi minuti di distanza separano la parola “decesso” da quella “nascita” sui documenti ospedalieri. E segnano il destino di un uomo, Angelo Ruggiero, che in una notte è diventato vedovo e papà.

Dora ed Angelo, sposati da 6 anni. Per loro una casa ed un sogno, quello di diventare genitori, anche se l’orologio biologico ormai da tempo segnava uno stadio sfavorevole. L’età che contrastava con un desiderio, ma la voglia così forte da superare tutto e tentarle tutte. Vari esperimenti andati a vuoto, già qualche anno fa Dora aveva avuto un aborto spontaneo. Da allora un iter doloroso e di speranza insieme, tra ospedali, cliniche private, esami invasivi, tecniche che sanno di prodigioso. L’ultimo approdo è stato in una clinica di Napoli con le nuove pratiche di fecondazione assistita ed inseminazione artificiale. Per Dora ed Angelo un miracolo la gravidanza che supera prima i tre mesi, poi i sei e si avvia alla normale conclusione. La gestazione sotto controllo con esami e test di ogni tipo. Ma oggi c’è quell’ecografia strana, che segna sui documenti una gravidanza gemellare ed eterozigota di un maschio ed una femmina. La fecondazione quindi di due diverse cellule uovo e di sessi diversi. I coniugi avevano anche scelto i nomi : Miriam ed Emmanuel. Ed avevano preparato il corredino di due colori diversi. Eppure, ieri mattina, Dora ha dato alla luce due maschi. Al posto di Miriam è nato Francesco. Fatto che per i familiari è passato in secondo piano davanti alla tragedia della morte della donna, ma che per gli inquirenti è uno dei punti nodali per verificare ed accertare eventuali superficialità e negligenze  nei controlli e negli esami  della gestante. Dora, da diverse settimane  accusava difficoltà respiratorie. Uno dei piccoli era posizionato all’altezza dello stomaco e premeva contro l’ernia iatale procurandole dolori lancinanti. Soffriva di esofagite da reflusso, accentuata negli ultimi mesi. L’affaticamento respiratorio che lamentava secondo diversi medici che l’avevano controllata era da attribuirsi proprio la posizione anomala di uno dei gemelli.  

Angelo, fa la spola tra tre ospedali. Passa dai figli appena nati, poi dalla moglie morta

La mamma: “Il tuo sogno ti ha ucciso”. Emmanuel e Francesco sono nella Tin di Battipaglia e Salerno.

Ha visto disegnarsi il suo sogno, ma non lo ha visto realizzato.  Dorina ha dato alla luce i suoi bambini quando il suo cuore era fermo, le orecchie non potevano più sentirne il pianto, e le braccia ferme, fredde distese lungo i fianchi, non potevano dischiudersi per accogliere quei due corpicini e ritirarsi per stringerli al petto. Gli occhi chiusi conserveranno solo i fotogrammi in bianco e nero di un esame ecografico, quello del gel freddo e della sonda sulla pancia  che poi restituisce su un monitor immagini confuse, poco distinguibili, dove però  ogni mamma ed ogni papà vedono pulsare un cuore. Dora ed Alfredo ne aveva visti due. Gemelli. Il loro sogno, difficile, faticoso, a tratti impossibile qualcuno lo aveva raddoppiato. Dovevano essere una femmina ed un maschio, ma sono nati due maschi. Emmanuel 1 chilo e 900 grammi, Francesco 1 chilo e 300 grammi. Sono stati divisi appena nati. Prima lontani dalla mamma, poi uno all’ospedale di Battipaglia ed un altro a quello di  Salerno, presso la terapia intensiva neonatale. Una macchina li aiuta a respirare, il distacco è stato troppo rapido e traumatico. La loro mamma è nel nosocomio di Sarno, sistemata su una barella posta sotto un enorme crocifisso. Loro non conoscono lei e lei non conosce loro. Dora è tra le mura bianche ed asettiche dell’obitorio, tra sedie disposte in semi cerchio, dove l’andirivieni di gente è incessante. Angelo fa la spola tra i tre nosocomi accompagnato dal fratello e dagli amici. Arriva nella camera mortuaria, si butta sulla barella, vuole svegliare sua moglie. “Amore mio, svegliati” è la nenia che recita per ore.  Da un lato c’è la mamma di Dora, Gemma Russo, non riesce a stare seduta più di un minuto. Ha la figlia distesa accanto, con un leggero lenzuolo bianco che le lascia scoperto il viso. “Il tuo sogno ti ha ucciso” continua a ripetere. “Io senza te non posso farcela”. 

Il ricordo di chi conosceva Dorina

 I vicini, i parenti. E c’è  l’amica di sempre, Assunta, si erano incontrate la prima volta tra i banchi delle elementari

Nella grande camera al piano terra del “Martiri del Villa Malta” ci sono tutti. E’ la sala mortuaria che accoglie chi non trova il conforto del proprio letto, delle lenzuola candide, perché la sua ultima tappa è stata tra il pronto soccorso ed il blocco operatorio. Ma non manca il conforto della gente. Qualcuno ogni tanto esce, l’aria dentro è pesante, carica di strazio, dove si piange sommessamente e le parole si sussurrano, quasi col timore di svegliare chi dorme. Tra il corridoio e la porta di ingresso è uno scambio di sguardi che sanno di incredulità. Queste persone avrebbero dovuto, da qui a qualche settimana festeggiare due nascite. Oggi, però, la gioia per la venuta al mondo dei gemelli, picchia duro contro il dolore di una mamma ed il suo sogno lasciato a metà.  Tra le sedie accanto alla lettiga c’è Assunta Somma, l’amica di sempre di Dora. Si sono conosciute tra i banchi della scuola elementare e non si sono più lasciate. Hanno frequentato la parrocchia di San Teodoro Martire ed insieme hanno preparato i beni di prima necessità da inviare nei paesi poveri. La generosità di Dora. Ne parlano tutti così insieme al ricordo della gioia di quando ha saputo, quasi nove mesi fa, di avere in grembo due bambini.  “Era felice, un miracolo che aspettava da tanto. Lo ha voluto con tutto il cuore. Essere mamma era il suo più grande desiderio. Oggi è difficile parlare, non ha neppure visto i suoi bambini ed è il dolore più grande. Io e Dorina siamo cresciute insieme, abbiamo condiviso tanti momenti, dai più difficili ai più belli. Ricordo le vacanze, gli scherzi, la preparazione dei pacchi per le popolazioni bisognose. Le volevano bene tutti. Il suo altruismo non aveva eguali, la sua voglia di vivere era contagiosa, anche nei momenti più bui aveva una parola di conforto prima per gli altri e poi per sé”. Anche Rosaria Lanzetta, vicina di casa, ricorda il suo darsi incondizionatamente. “Il desiderio di essere mamma era grandissimo. Quando io aspettavo mio figlio mi toccava la pancia e diceva che magari poteva portarle fortuna. Una donna forte, gioiosa. Ci incrociavamo spesso ed aveva un modo di fare inconfondibile. Si avvicinava sempre sorridente. Ha dato la sua vita”.

Rossella Liguori

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