Dimissioni pasticcio, Mancusi resta

Redazione
Da Redazione febbraio 27, 2014 15:10

«Non sussistono nella fattispecie rappresentata i presupposti per l’attivazione delle misure relative allo scioglimento del consiglio comunale». Alle 15 di ieri il prefetto di Salerno, Gerarda Maria Pantalone, ha sciolto la riserva ed inviato a palazzo San Francesco la nota ufficiale che decreta il prosieguo per l’amministrazione e la salvezza in extremis del sindaco Amilcare Mancusi. 

I 16 consiglieri che hanno firmato le dimissioni per far cadere il sindaco sono inciampati sulla procedura. Un vero scivolone. L’atto è stato prodotto con errori grossolani forse dettati dalla fretta, sviste colossali probabilmente frutto nervosismi e turbolenze. Di fatto le dimissioni non sono valide, il documento è nullo, la procedura è viziata, l’atto non ha alcuna efficacia in assenza dei requisiti di forma e di sostanza richiesti dall’articolo 38 del Tuel. Così Mancusi resta in sella. Davanti a ben 16 consiglieri, che attraverso le proprie dimissioni hanno cercato di riflesso di ridurgli i giorni del secondo mandato ormai in scadenza, il primo cittadino si riaccomoda sulla poltrona più alta della casa municipale. La prefettura aveva preso oltre 48 ore di tempo per verificare tutti gli atti presentati e posti all’attenzione dal segretario comunale, Carmela Cucca. Tutto il materiale cartaceo è stato passato sotto la lente d’ingrandimento, fino alla verifica del dipartimento affari interni e territoriali del Ministero dell’Interno. Un controllo serrato su tutti i punti oscuri del procedimento avviato per le dimissioni. Il segretario aveva consegnato martedì mattina un plico di documenti relativi al consiglio comunale di lunedì. Davanti a tutti il famoso foglio con 16 firme di consiglieri di maggioranza e di opposizione a rassegnare le dimissioni per sancire così la fine del Mancusi bis. Le anomalie erano state già ravvisate in aula. Un procedimento singolare tanto da far scattare subito la verifica delle firme, anche perché alcune risultavano illeggibili. 
L’ultima parola affidata al prefetto ha messo la parola fine, per ora, sul caso.

«Al di là di ogni dubbio sulla procedura avviata in sede consiliare – si legge nel documento – in relazione alla fase di identificazione dei consiglieri, si rileva che la manifestazione di volontà, ancorchè verbalizzata, per assumere rilievo giuridico deve essere seguita da una dichiarazione scritta acquisita dell’ente, secondo le modalità indicate dall’articolo 38 del Tuel. Tale norma prevede che gli atti dimissori debbano essere inoltrati personalmente al protocollo dell’ente, nell’ordine temporale di presentazione, ovvero per il tramite di persona delegata con atto autenticato. Solo in tal caso essi diventano efficaci, irrevocabili e non necessitano di presa d’atto. Il documento recante le dimissioni dei consiglieri è stato consegnato da persona priva di delega». 
Ieri è stato un andirivieni continuo dalla casa comunale, tra consiglieri firmatari ed i fedelissimi di Mancusi. Qualche esponente di minoranza è già pronto a bissare, ripresentando le dimissioni seguendo la regolare procedura. Si è detto pronto il consigliere del Pd, Roberto Robustelli. «La mia parte politica è pronta a rassegnare le dimissioni come ha già fatto. È stata una volontà politica che riconfermiamo al di là del cavillo tecnico». L’esponente democratico però non nasconde alcune perplessità circa gli altri firmatari. Qualcuno, infatti, si sarebbe già pentito facendo più di un passo indietro. «Il Pd aveva ed ha tre firme, resta da capire cosa faranno le altre parti politiche, se le altre 13 firme ci saranno ancora. Se tutti hanno l’intenzione seria di riconfermare quanto già fatto, possiamo avviare la procedura anche adesso. Questa amministrazione non ci appartiene e se davvero c’è l’intenzione di mandarla a casa e nella fattispecie di rassegnare noi stessi le dimissioni, possiamo farlo. Tutto sta nella volontà e serietà delle forze politiche, ma soprattutto dei singoli». 

 

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Da Redazione febbraio 27, 2014 15:10

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