“Dammi i soldi o brucio tutto”. Pappacena, la minaccia del nipote allo zio…

Redazione
Da Redazione maggio 10, 2017 10:07

“Dammi i soldi o brucio tutto”. Pappacena, la minaccia del nipote allo zio…

«Ti incendio tutto». È la minaccia che Martino Pappacena rivolge allo zio Aniello chiedendogli 15mila euro in virtù di quello che lui riteneva essere un credito vantato per la pendenza di una pratica relativa alla divisione di un terreno agricolo cointestato al padre, morto, e allo zio, fratello del padre. E, per costringerlo a cedere, il giovane appiccò il fuoco ad un capannone adiacente il terreno. A fargli da «spalla» in questa sua azione criminale Giancarlo Cima che lo accompagnò presso il capannone con la Smart del fratello Luigi insieme a due taniche di benzina. Era il 31 dicembre del 2013. Un episodio che gli inquirenti contestano nell’ ordinanza a carico del giovane Pappacena. Non solo droga ma anche furti, per l’ organizzazione. In particolare nell’ ordinanza di custodia cautelare vengono riportati due episodi avvenuti a poca distanza l’ uno dall’ altro. Il 6 gennaio 2014 Luigi Cima, Ylenia Esposito, Angelo Giudice ed Emanuele Aufiero mettono a segno un colpo nel negozio Giocheria, in via Roma a Sarno. Dopo aver distratto la titolare del negozio con la scusa dell’ acquisto di una carrozzina, Angelo Giudice rubò una pistola giocattolo, del tipo scacciacane, munita di una confezione di pallini. Nella nottata tra il 27 e il 28 gennaio dello stesso anno, sempre Luigi Cima con la fidata, Angelo Giudice e Lucia Giggi (indagata a piede a libero) entrarono nel giardino di una casa e portarono via uno scivolo ed un’ altalena. Soltanto qualche giorno prima sempre la Giggi entrò a casa di un anziano, conosciuto da loro come zio Giovanni, e dopo averlo stordito con un sonnifero fatto assumere con una bevanda, cosa che comportò un ricovero successivo dell’ uomo per perdita di coscienza, gli portò via un servizio di piatti di porcellana e settemila euro in contanti, quindi biancheria varia e tentò anche di forzare una cassaforte senza riuscirvi. Per quanto riguarda invece lo spaccio, dalle indagini è emerso un quadro molto chiaro di quella che era l’ organizzazione dell’ attività da parte del gruppo. Ruolo primario per Luigi Cima, seguito nella sua attività dalla fidanzata Ylenia Esposito e da un gruppetto di fedelissimi. Il ruolo di addetti al taglio della cocaina, invece, era affidato a tre persone al momento solo indagate. Tra queste ci sono anche due donne che si preoccupavano di preparare le dosi all’ interno delle proprie abitazioni. Maurizio Manna, invece, titolare del circolo Papillon offriva la sua attività come appoggio logistico. Fonte: Il Mattino Foto: google.it

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Da Redazione maggio 10, 2017 10:07

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