Cittadinanza Onoraria a Mussolini: sì o no? Ecco da dove viene. I tempi del duello Amendola e Duce

Redazione
Da Redazione ottobre 2, 2016 10:44

Cittadinanza Onoraria a Mussolini: sì o no? Ecco da dove viene. I tempi del duello Amendola e Duce

In questi giorni, si sta assistendo, sul nuovo palcoscenico mediatico, ad uno stucchevole dibattito innescato dalla provocazione del sindaco Giuseppe Canfora di togliere la cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini nel 1923. L’onorificenza si inquadra in un contesto ben definito, con fosche tinte di democrazia, in assenza dei più alti valori costituzionali. Leggere quei fatti con l’ottica di oggi e dopo un secolo di conquiste sociali potrebbe risultare inammissibile. La cittadinanza onoraria conferita a Benito Mussolini fu il primo atto di un sindaco, Lucio Grimaldi, che venne rimesso in sella dal Duce, nonostante la sconfitta elettorale. In pratica, nelle elezioni del 1922, aveva trionfato, in città, con oltre mille voti di scarto, il fronte liberale amendolista guidato da Renato Franco. Il fronte amendolista, con la lista “Libertà e Progresso” rappresentava fasce sociali che si identificavano con le rivendicazioni degli operai e contadini e miravano a una distribuzione diversa della ricchezza e a un miglioramento delle condizioni di vita. Il fronte conservatore era guidato da Lucio Grimaldi ed era sostenuto dalle grandi famiglie industriali e latifondiste sarnesi. Le donne, pur essendo parte integrante dei cicli produttivi, non avevano ancora diritto al voto. La vittoria di Franco e di Amendola fu vissuta come uno schiaffo e una pericolosa deriva per i privilegi dei signorotti locali che fecero di tutto per ostacolare la vita amministrativa. L’ultima soluzione fu quella di ricorrere al Duce Benito Mussolini, Capo del Governo, che per aiutare i suoi seguaci e per fare uno sgarbo all’oppositore Amendola, con un decreto, accolse le doglianze pretestuose di Grimaldi e i suoi, annullando le elezioni del 1922 e tutti i voti del fronte progressista. Questo rimise in sella Grimaldi che, come primo atto di questo colpo di mano e a ringraziamento dello stesso, conferì a Mussolini la cittadinanza onoraria. I grandi interessi locali erano tutelati. Sarno, all’epoca, viveva ancora delle filande e della coltivazione dei prodotti da queste trasformati, ma sia i contadini produttori che gli operai avevano cominciato a pretendere distribuzioni economiche diverse e diritti che rischiavano di incrinare, anche come paghe, i sottili equilibri economici sui quali si reggevano i “padroni”. Con l’avvento del fascismo, tutta la borghesia locale aveva finito per schierarsi con Mussolini e i nostri collegi erano la rappresentazione di una dinamica che si stava producendo in tutto il Mezzogiorno. Non ci trovavamo di fronte alla banale dicotomia tra comunisti e fascisti, frutto di una retorica ormai tramontata, ma ad un profondo duello di trasformazione sociale e di conflitti economici.

L’importanza, in quel contesto, del colpo di mano di Mussolini, di tipo sudamericano, per chi aveva una visione verghiana del patrimonio, andava ringraziata con la massima onorificenza che un sindaco potesse dargli. E’ un atto che si inserisce in una epoca di radicali passaggi di epoche. Ed era anche l’inizio del duello tra il Duce e Amendola. La motivazione di quella cittadinanza, quindi, affonda le sue radici in un colpo di mano antidemocratico e non nelle più grandi motivazioni dei valori di una comunità, ma era comunque lo specchio dei tempi. Un revanscismo che lascia comprendere la grandezza della figura di Amendola e il suo spessore politico che lo porterà ad essere il riconosciuto capo dell’Antifascismo, con l’Aventino, dopo il delitto Matteotti. Ad Amendola è intitolato l’Ordine nazionale dei Giornalisti ed è curioso come il duello sia avvenuto tra due “penne” in quanto Mussolini stesso era giornalista. Il 23 maggio 1923, Mussolini ebbe da Sarno la cittadinanza onoraria. Il 23 dicembre dello stesso anno, Amendola subì la prima aggressione. A partire dal 1944, con una sentenza del Tribunale di Pistoia, replicata dalla Corte di Appello di Perugia e confermata dalla Cassazione, fu sancito che l’aggressione di Montecatini, che determinò la malattia e la morte di Amendola nel 1926, fu di natura fascista e identificò gli aggressori e lo stesso mandante in Benito Mussolini. I colpevoli, che scontarono dai quattro ai cinque anni di carcere, furono liberati a seguito dell’amnistia voluta da Togliatti nel 1949 per pacificazione nazionale.

Redazione
Da Redazione ottobre 2, 2016 10:44

Seguici su…