Botti di fine stagione | Corrado: “per valorizzare il basket servono competenze, strutture e una sana cultura sportiva”

Redazione
Da Redazione luglio 13, 2015 09:52

Botti di fine stagione | Corrado: “per valorizzare il basket servono competenze, strutture e una sana cultura sportiva”

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L’ex coach del Sarno basket racconta l’esperienza vissuta nella stagione appena conclusa

Quale sarà il futuro del basket a Sarno? Sono in tanti a chiederselo dopo la mancata promozione in serie B della corazzata biancorossa.

Ogni fine stagione, poi, lascia dietro di sé strascichi e botti: dall’addio al veleno dell’americano Winston Robinson alle dimissioni del responsabile dell’area tecnica Placido Duca, fino alla presentazione del coach Luigi Dello Iacono, che ha preso il posto di Nino Sanfilippo. E ci sono le parole del neo coach – che, in un comunicato della società pubblicato su facebook, ha chiesto alla tifoseria sarnese “un apporto sano, una presenza decisiva sia in casa che fuori, ma improntata sul rispetto per gli avversari e per i valori sportivi; che la Sarno cestistica sia un esempio di correttezza per tutti” – che alcuni tifosi non hanno affatto gradito. Ad onor del vero, certi episodi, accaduti nel corso dell’anno cestistico dentro e fuori il parquet (come a Empoli e Cefalù), non hanno nulla a che vedere con lo sport. Intanto, circola una notizia (non ancora confermata), riportata dal sito www.basketinside.com (che la attribuisce al blog spicchidarancio.blogspot.com), secondo cui “sarebbe stato approvato il ripescaggio di Empoli nel girone C e Sarno nel D”. Nulla di ufficiale, ovviamente. Resta la speranza di vedere, l’anno prossimo, Sarno in serie B.

Nel frattempo, c’è chi, come l’ex coach Peppe Corrado, traccia il bilancio della sua esperienza al Sarno basket, sfogliando l’album dei ricordi della stagione cestistica appena conclusa.

Professore di educazione fisica alla scuola media Amendola di Sarno, 49 anni, Corrado è nato a Napoli, ma ha sempre vissuto a Sarno dove gestisce una scuola di basket per bimbi età dai 6 ai 12 anni. L’ex coach del Sarno basket è entrato nel mondo della pallacanestro all’età di 6 anni. Da giocatore ha vinto un bel po’ di campionati, poi, una decina di anni fa, ha deciso di vestire i panni dell’allenatore. Sei anni fa circa ha lasciato le giovanili per guidare la prima squadra.

“La stagione 2014/15 è partita alla grande – racconta Corrado -. Pur essendo Sarno una neo promossa dalla C2, e pur avendo una squadra del tutto rinnovata, eccetto il solo Beatrice, e con l’innesto dell’americano, abbiamo fatto un ottimo precampionato, arrivando in finale al torneo di Agropoli, vincendo il torneo di Benevento oltre a 2-3 amichevoli contro squadre di livello elevato. In campionato, dopo la sconfitta subita alla prima, a Nardò (senza Robinson, infortunato), ci siamo ricompattati e con 10 vittorie di fila abbiamo raggiunto il primo posto nel girone. L’andata si è chiusa con lo stop al Palafinamore con Scafati (dopo i supplementari e a causa di alcuni episodi sfavorevoli), la vittoria esterna con la Partenope e la sconfitta interna con Trani. Cionostante eravamo saldamente in zona play off”. Il ritorno si è aperto con la vittoria interna su Nardò e quella di Cerignola, il tutto “bagnato” dall’arrivo del neo acquisto Vincenzo Di Capua. “Dopo la vittoria interna con la Megaride – aggiunge l’ex coach del Sarno basket – sono arrivate la sconfitta di Benevento, dopo due supplementari, e quella in casa con Agropoli di due punti, avendo (a dieci secondi dalla fine) la palla per vincere la partita o andare al supplementare. A quel punto la società mi ha chiesto di fare un passo indietro, pur essendo la squadra seconda a due punti dalla capolista San Severo”.

Sarnonotizie.it intervista coach Corrado.

Con quale spirito ha preso la decisione di dimettersi, si è sentito tradito?

Sono stato lasciato solo nel momento più delicato della stagione. Non sentivo più la fiducia della dirigenza. Era il primo vero momento di difficoltà, vissuto durante un campionato difficile, e nessuno mi ha difeso o ha lavorato per rinsaldare il gruppo. Nessuno è stato in grado di fermarsi un attimo a riflettere e l’unica soluzione trovata, la più ovvia, è stata quella di obbligare il coach alle dimissioni, anche a rischio di rovinare tutto quello che di buono era stato fatto fino a quel momento.

Alla fine di una stagione che ha visto la Gustarosso perdere la finale con Campli, a Livorno, e mancare la promozione in B, qual è il suo più grande rammarico?

Quello di non avere avuto la possibilità di giocarmi fino in fondo la serie B. Mi spiace per i ragazzi e i tifosi per il triste epilogo, e per gli sforzi economici sostenuti dalla società.

Cos’è mancato per raggiungere il risultato?

Non c’è stata quella compattezza necessaria che avrebbe permesso di tenere il gruppo unito e di raggiungere l’obiettivo promozione.

Cosa salva di quest’avventura?

Il rapporto speciale che ho instaurato con alcuni giocatori, che mi sono rimasti accanto anche dopo la fine di questa esperienza. Uno dei risvolti più importanti della stagione è stato vedere delle persone, che mancavano dal palazzetto da molto tempo, innamorarsi nuovamente di questo sport e seguire la propria squadra anche in trasferta.

… e cosa non salva?

Il risultato finale. Sono rimasto davvero dispiaciuto dal fatto che Sarno, la mia città, che ho sempre nel cuore, non sia riuscita a raggiungere l’obiettivo, nonostante una galoppata entusiasmante che si è interrotta a Livorno.

Robinson è andato via da Sarno in malo modo, cosa si sente di dire in merito?

Nei confronti di Winston ho un groppo in gola che non riesco a mandar giù. Avrei voluto fare di più per lui, ma non me l’hanno permesso. È stato messo fuori squadra nel momento più importante della stagione, e, anche se ha commesso qualche errore di comportamento, a mio avviso, era un atleta che andava capito un po’ di più. Ha ventisei anni e stava a mille km da casa. Inoltre, nonostante fosse infortunato (giocava sotto anestesia e con stretti bendaggi al polso), è sempre riuscito a dare il suo prezioso contributo alla squadra. Nella partita decisiva poteva spostare gli equilibri in campo a favore di Sarno.

Se potesse tornare indietro cosa cambierebbe di questa esperienza?

A livello professionale e umano non cambierei niente. Altro discorso è se parliamo di professionalità, competenza e cultura dello sport. Su questo preferisco non aggiungere altro.

Cosa serve per migliorare la cultura sportiva a Sarno e raggiungere i risultati toccati da altre città vicine?

Le competenze, la voglia di aggregazione, e una maggiore attenzione da parte delle istituzioni verso i ragazzi. Servono infrastrutture per fare il salto di qualità e un maggiore coinvolgimento dei privati nell’azione di promozione di questo bellissimo sport.

Cosa si sente di augurare al Sarno basket?

Un grosso in bocca al lupo per la stagione che sta per partire, con l’auspicio che tutti i sacrifici fatti siano ricompensati con traguardi sempre più ambiziosi. Ad maiora.

Progetti per il futuro?

Aspetto. Se dovesse arrivare una chiamata da qualche squadra la valuterò al momento. Non vivo di solo basket, come qualcuno forse ha pensato. La mia è passione pura per questo che è uno sport unico. E, poi, ho i miei bambini ai quali dedico tempo e amore, con il solo scopo di vederli crescere sia a livello sportivo che umano.

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